Rodolfo Badarello- "Storia particolare delle officine Scarpa & Magnano e delle loro maestranze"

Gli operai dell'area savonese passavano dai 7.000 di fine Ottocento ai 10.000 del 1907 e ai 18-20.000 durante la Prima Guerra imperialista.

Era un movimento operaio vivo, che aveva già una sua tradizione di lotte e sue associazioni e sindacati. Per la città erano transitati in varie iniziative di quegli anni Filippo Turati e il cattolico Filippo Meda nel 1902, Angelica Balabanoff e Arturo Labriola nel 1906, l'organizzatore dei "fase? siciliani" Nicola Barbato nel 1910 e l'anarchico Errico Malatesta nel 1920. Segretari della locale Camera del Lavoro erano state personalità come Alceste de Ambris e Michele Bianchi.

Era questa, sinteticamente, la situazione del proletariato cittadino quando, nel 1919, era stata fondata la Scarpa & Magnano, la fabbrica elettromeccanica che con le sue maestranze forma l'oggetto del presente lavoro di Rodolfo Badarello.

Costituita da due savonesi, un tecnico e un ragioniere, inizialmente essa era una modesta officina per riparazioni elettriche, ma già nel 1926 veniva costruito il nuovo stabilimento in via Fiume su un'area di 5000 mq. All'epoca la fabbrica aveva già oltre 120 addetti ed era passata a produrre trasformatori e interruttori per tensioni sempre più alte. essenziali per trasportare su cavi l'energia elettrica a distanze di molti chilometri dalle centrali di produzione.

Abbandonare la produzione di energia elettrica in luoghi immediatamente contigui a quelli della sua utilizzazione dava evidenti vantaggi: le centrali potevano essere spostate fuori dalle città, servire più utenti su un'area più vasta; potevano, ne caso italiano, essere sfruttati fiumi e laghi per la costruzione di centrali idroelettriche, perlopiù situate sull'arco alpino. In ciò consiste l'essenziale della storia della elettrificazione italiana e la Scarpa & Magnano ne veniva ad essere una delle principali protagoniste dalla fine degli anni Venti.

Mentre la fabbrica si affermava sul mercato, le sue maestranze, operai e impiegati, hanno vissuto, lavorato e lottato per 30 anni, l'arco che copre la storia raccontata da Badarello, mostrando coraggio e iniziativa contro i fascisti e le tragedie della guerra - esemplare la storia della "Cooperativa di Produzione del sale" - e subendo infine la "grande ramazzata dei licenziamenti" dei primi anni Cinquanta.