Henri De Man, l'ideologia borghese e l'"aristocrazia operaia"
"Coltura proletaria o imborghesimento. «Ahimè, due anime abitano in me!» (Goethe). (...) I difensori della coltura proletaria invocano volentieri il passo seguente del Manifesto dei Comunisti, che, senza pensare a definire questa nozione, crea però il vuoto nel quale essa si formerà più tardi: «Il proletario è senza proprietà: le sue relazioni di famiglia nulla hanno di comune con quelle della famiglia borghese. Il lavoro industriale moderno, che implica l'asservimento dell'operaio da parte del capitale, in Francia come in Inghilterra, in America come in Germania, ha spogliato il proletario del carattere nazionale. Le leggi, la morale, la religione sono per lui altrettanti pregiudizi borghesi, dietro ai quali si nascondono altrettanti interessi borghesi». Poco ne cale sapere in qual misura la situazione del 1848 corrispondesse a questa descrizione. Basti accertare che la realtà ha trasformato ognuna delle frasi sopra citate nel suo opposto. Oggi, il proletario è assai meno sprovvisto di proprietà che nel 1848. La famiglia ha per lui anche maggiore importanza che per il borghese; i suoi legami con l a moglie sono più stretti perché essa è il suo unico e indispensabile aiuto nelle faccende di casa. Lo stesso è per i figliuoli, perché contribuiscono o contribuiranno al salario della famiglia. L'«asservimento moderno al capitale» non è caratterizzato dalla «scomparsa», ma da un 'accentuazione più forte del carattere nazionale; le differenze tra le situazioni sociali, nonché nel modo di pensare della classe operaia, «tanto in Francia che in Inghilterra, tanto in America che in Germania» si son fatte più profonde dal 1848 in qua. Per quel che riguarda il rispetto delle leggi, della morale, della religione, la classe operaia è oggi forse la sola classe che non consideri questo sentimento come un «pregiudizio borghese». In ogni caso essa ci crede molto più fermamente della borghesia stessa. Cosa caratteristica soprattutto: è proprio l'avanguardia più intelligente e più rapidamente ascendente della classe, operaia che si assimila i «pregiudizi borghesi» del Manifesto, mentre l'avanguardia più intelligente della borghesia se ne emancipa".  LEGGERE IN: Henri De-Man, a cura di Alessandro Schiavi, 'Il superamento del marxismo'. Volume secondo. Gius. Laterza & figli, Bari, 1929. [Questo libro è apparso in tedesco con il titolo 'Zur Psychologie des Sozialismus' (Diedrichs, Jena, 1926) e successivamente in francese (1927). Notizie dettagliate sulla vita e il pensiero del De Man si trovano nel volume di André Philip, 'Henri de Man et la crise doctrinale du socialisme', Librairie  Universitaire J. Gamber, Paris, 1928] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT