L'antisemitismo, il nazismo e Jung
PITTO Andrea, Jung l'eretico. Misticismo, esoterismo, meccanica quantistica, nazismo. TRANSEUROPA. MASSA. 2022 pag 252 8°  introduzione, note, bibliografia citata e di riferimento. ['Nel febbraio 1934 la rivista 'Neue Zurcher Zeitung' pubblica un articolo dello psichiatra svizzero Gustav Bally che, con toni ironici e incalzanti, chiede ragione a Jung della sua alleanza con le istituzioni naziste e, a proposito della distinzione da lui fatta fra psicologia ebraica e tedesca, Bally scrive: «Cosa intende Jung con questo? Vuole che a proposito di un lavoro scientifico, noi ci domandiamo: è germanico o ebraico? E come vuoi distinguere la psicologia germanica da quella ebraica? Quale valore avrebbe per la ricerca in scienze umane il fatto di considerare "altrimenti" le opere dell'ebreo Husserl e quelle di Meinong e Dilthey, di applicare il criterio razziale al lavoro degli psicologi della Gestalt tra i quali si trovano dei germanici come Von Ehrenfels, Wolfgang Kohler, ma anche ebrei come Koffa e Wertheimer (...). Perché dunque (Jung) non si obbliga prima di tutto a dire chiaramente in cosa consiste (...) questa così importante distinzione senza giudizio di valore tra Ebrei e germani, distinzione da cui egli si aspetta la salvezza della futura psicoterapia? (307)». Jung si impegna immediatamente a dare le risposte che il collega svizzero richiede con tanta urgenza. Innanzitutto Jung è convinto che vi sia la necessità assoluta di mantenere i contatti con gli psicoterapeuti tedeschi, considerando che, con l'avvento del nazismo, la psicoterapia potrebbe essere eliminata completamente. Egli vuole offrire il suo contributo affinché ciò non avvenga e dichiara che farebbe la medesima cosa se questa necessità emergesse a Mosca o a Pietroburgo. Porre l'attenzione sulla questione ebraica, anche sotto il profilo psicologico, non deve essere inteso in senso razzistico e denigratorio, ma come fenomeno da studiare alla stregua di qualsiasi altro e per farlo è necessario essere presenti in Germania altrimenti ogni canale di comunicazione tra certe idee e quelle naziste verrebbero meno. Jung, con la fama che si porta appresso, è l'uomo giusto per ottenere quel poco che è possibile nella situazione drammatica e minacciosa presente in Germania dopo l'avvento di Hitler al potere. Nella sua replica a Bally, Jung si sofferma molto sulla questione delle differenze. In effetti, sostiene, cominciando il suo ragionamento, che la necessità di uniformità non nasce in Germania, ma nasce almeno in ambito europeo, dalle pretese totalitarie della Chiesa che al tempo non usava filo spinato, ma 'faceva un largo consumo di legna da ardere'. Niente di nuovo dunque se in Germania la popolazione era costretta a esprimere segni di fedeltà con giuramenti sui principi del nazionalsocialismo' (pag 185-186) [dal cap. XII, 'L'antisemitismo e Jung' (pag 175-204)] [(307) 'Jung e l'ebraismo', 2001, p.46-47] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]