«Si scrive forse con la mano? - domandava Michelangelo. - Si scrive con la testa!»
OLESA Jurij, Non un giorno senza una riga. (Testi) (traduzione di Pietro Zveteremich) RASSEGNA SOVIETICA, RIVISTA BIMESTRALE DI CULTURA, EDITA DA ASSOCIAZIONE ITALIANA PER I RAPPORTI CULTURALI CON L'UNIONE SOVIETICA ROMA, N° 2, APRILE-GIUGNO 1964, pag 152-169. ['Bisogna scrivere molto per diventare scrittore di professione. E io non lo sono. Perché non so rispondere facilmente alla domanda: che cosa state scrivendo? Non ho mai imparato a lavorare come fanno gli scrittori di professione: questo è il progetto, tante sono le parti, questi i tipi. Adesso io scrivo frammenti, frasi, annoto metafore, compongo singole scene. Ciò che scrivo oggi lo distruggo domani; per me scrivere è difficilissimo: di ogni frammento penso: orribile! - e lo riscrivo. (...) Non si può scrivere un racconto stando in piedi. E io invece per lo più scrivo in piedi. Del resto anche Gogol' scriveva stando in piedi. Annenkov ricorda in modo stupendo i suoi incontro con Gogol' a Roma nel periodo in cui egli stava scrivendo 'Le anime morte'. Allora scriveva precisamente il capitolo di Pljuskin (1), (...) Gogol' ricorda Annenkov, era entusiasta di ciò che aveva scritto e improvvisamente si mise a ballare alla russa in mezzo a un vicolo di Roma facendo volteggiare sopra la testa l'ombrello chiuso. Gogol' scriveva stando in piedi davanti a uno scrittoio. Come essi hanno messo in ombra, Gogol' e Puskin, quasi tutti quelli che scrivevano ai loro tempi! Lo stesso Annenkov, gli Aksakov, e Herzen! Herzen il quale scriveva che Nicola I aveva una fronte che fuggiva velocemente indietro. Herzen scriveva magnificamente (in senso puramente figurativo). (...) Proviamo a cominciare dalla mano. A proposito, quando scriveva Gogol',  - no, più tardi, insomma, diciamo nell'epoca di Herzen, quando già soggiornava a Londra, si poteva sentir discutere di che cosa adoperavano gli scrittori per scrivere. Uno diceva di scrivere naturalmente con una penna d'acciaio! E l'altro: «Ma che dite, ma che dite! Io scrivo solamente con penne d'oca! È forse possibile scrivere con una penna d'acciaio?». In una parola, come adesso discutono se scrivere a mano o a macchina. Come se fosse una cosa importante! «Si scrive forse con la mano? - domandava Michelangelo. - Si scrive con la testa!». (...) Che cosa si adoperi per scrivere non ha naturalmente alcuna importanza. Si può anche dettare! (...). È vero, certe volte si sente un rapporto fra la mano e la testa in relazione alla pagina che ti biancheggia davanti. (...) Nulla deve perire di ciò che si scrive. E io invece scrivevo a matita sull'incerata vicino al calamaio, e per di più in casa d'altri; scrivevo su foglietti che subito strappavo, sul pacchetto di sigarette, sul muro. Non scarabocchiavo, ma scrivevo proprio, in modo compiuto, lavorando sullo stile. Mi piacerebbe ricordare che cosa scrivevo. Ricordo di un frammento su Edgard Poe: lo raccolgono per strada e lo trasportano con le falde del paltò che strisciano per terra. Me ne ricordo a proposito delle lettere di Van Gogh: com'è modesto, come nella sua modestia vuol persuadere il fratello che in fin dei conti anche lui potrebbe occuparsi di pittura, immaginiamoci! E c'è tutta una serie di frammenti del genere. (...) Com'è commovente Van Gogh quando scrive a suo fratello, venditore di colori, che anche lui, potrebbe studiare pittura, che in fin dei conti non è poi una cosa così difficile! In questo c'è il rifiuto di considerare se stesso come qualcosa di speciale e un chieder scusa per quel suo pane che quasi a chiunque avrebbe potuto sembrar facile. È commovente anche il suo entusiasmo per artisti dei quali oggi non è rimasto neppure il nome. Certi artisti olandesi suoi contemporanei, che egli metteva assai più in alto di se stesso e paragonarsi ai quali sarebbe stato per lui il limite dei sogni... - Ah, se sapessi dipingere come il tal dei tali! Van Gogh non è soltanto un grande artista, ma anche un grande scrittore: leggete come descrive il suo quadro «Caffè notturno». ... Prima si tagliò un orecchio, dipinse il proprio ritratto senza orecchio, poi si sparò. Per tutta la vita m'è rimasta nella memoria l'ombra del pianoforte sul pavimento del caffè in modo non meno vivido delle nere lance di Velasquez nella «Resa di Breda». Nello stesso tempo questi sono i disegni di un pazzo, queste figurine nere nel caffè notturno sembrano ammiccanti e con le labbra che si sfaldano. (...) A volte si pensa che non sarebbe male annotare su un foglio apposito i soggetti che nel corso della vita ci sono piaciuti. Quanti soggetti bisognerebbe annotare? Duecento? Non di più, includendo i romanzi, i racconti... i poemi, le liriche? No! Solamente i soggetti delle opere in prosa. E non sono poi nemmeno tanti questi soggetti che hanno colpito la nostra memoria per tutta la vita. (...)' (pag 157-159)]  [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] [(1) Stepan Plyushkin è un personaggio immaginario del romanzo 'Le anime morte' di Nikolai Gogol]