Avvento del fascismo: 'il coraggio e la dignitą di fronte alle provocazioni e minacce fasciste'
SALINARI Carlo LONGO Luigi, Tra reazione e rivoluzione. Ricordi e riflessioni sui primi anni di vita del PCI. EDIZIONI DEL CALENDARIO - TETI EDITORE. MILANO. 1972 pag 356 8°  introduzione di Luigi LONGO, foto, illustrazioni, indice nomi argomenti località. ['Domande e interventi di Carlo Salinari e risposte di Luigi Longo. (...). - Prima hai ricordato Maffi. Io lo vidi nei primi tempi, quando le sue condizioni di salute gli permettevano ancora di venire a Roma e di frequentare via delle Botteghe Oscure. Era un vegliardo che ispirava grande rispetto e simpatia. - E meritava l'uno e l'altra. Era veramente un apostolo del socialismo, non alla maniera evangelica di Prampolini, ma con lo animo del ribelle che conosce tutte le iniquità sociali e tutte le sofferenze della «plebe» della Lomellina (ricordi il magnifico quadro di Pelizza da Volpedo: Il quarto Stato? Lo chiamavano il «medico dei poveri» per le cure che egli prestava gratuitamente alla povera gente. - Era un grande tisiologo. - Sì. Egli insisteva sempre perché nelle riunioni non si fumasse. Evidentemente erano prediche al vento; ma non disarmò mai e spiegava, a me non fumatore, con abbondanza di dati scientifici, tutti i danni che il fumo e l'aria viziata delle riunioni possono portare a chi li respira. Prima del nostro incontro di Mosca, nella commissione italiana per la riunificazione tra il partito socialista e quello socialista, io conoscevo di lui solo qualche discorso parlamentare, il coraggio e la dignità con cui fece fronte ai fascisti che da un balcone di Pavia minacciavano di buttarlo già in piazza, se non gridava «Viva l'Italia». «In queste condizioni non griderei nemmeno viva i miei figli, se me lo ingiungeste». Non si arrese nemmeno quando i fascisti mostrarono di voler passare veramente dalla minaccia ai fatti. (...). - So che i fascisti lo interrompevano (Fabrizio Maffi, ndr) volentieri quando parlava alla Camera e gli avevano fatto una fama di jettatore. - Si, Maffi prendeva le provocazioni con molto spirito, aveva la risposta pronta ed arguta e spesso riusciva a zittire i fascisti che più gli inveivano contro, minacciandoli di ricorrere ai suoi  poteri occulti. Il più accanito contro di lui era un deputato fascista - certo Barbiellini, se non erro - che era certamente tra i più stupidi del suo gruppo (e dire che in quel gruppo di stupidi ce n'erano in abbondanza). Quando costui riteneva offeso il duce, o riteneva che fosse necessario rendergli omaggio, improvvisamente si alzava in piedi e con il braccio destro teso, nel saluto cosiddetto fascista, gridava con quanto fiato aveva in gola: Viva il duce! Scene da operetta: ne ridevano i suoi stessi colleghi di gruppo. Maffi contribuì non poco a renderlo ridicolo, raccomandando agli amici di costui, quando lo provocavano, di badare ai propri «barbiellini» se non volevano provare la potenza dei suoi strali. Nella delegazione socialista a Mosca vi era anche Romita, per me vecchia conoscenza di Torino; piccolo, tracagnotto: un furbone. Sotto un modo di fare bonario e pacioccone nascondeva - come ha dimostrato da ministro nei vari governi a cui ha partecipato e ni vari dicasteri che ha diretto - un sostanziale opportunismo, che gli sempre permesso di passare con grande disinvoltura da una corrente all'altra del partito socialista e anche di fare parte a sé, occupando sempre posti di grande rilievo nei partiti e nel governo' (pag 221-222)] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]