Il massacro di Shanghai - L'occupazione giapponese del Vietnam del Nord
BELTRAME Stefano, Breve storia degli italiani in Cina. LUISS UNIVERSITY PRESS. ROMA. 2019 pag 286 8°  prefazione di Davide CUCINO, avvertenza, ringraziamenti, foto, illustrazioni, note, indice nomi; Collana I capitelli. Stefano Beltrame è stato console generale d'Italia a Shanghai ed è attualmente consigliere diplomatico del Ministero dell'Interno. Tra gli altri, è autore di 'Mossadeq. L'Iran, il petrolio, gli Stati Uniti e le radici della rivoluzione islamica' (Rubbettino), e 'Storia del Kuwait. Gli arabi, il petrolio e la prima guerra del Golfo' (Aracne). [Il massacro di Shanghai. "Per contrastare l'ascesa di Chiang e consolidare il proprio ruolo dentro il Fronte Unito, il PCC lancia a Shanghai una serie di scioperi e sollevazioni mirati a conquistare la città. Una prima ondata di protesta si ha già nell'ottobre del '26 e una seconda viene repressa dalle forze locali, fedeli al governo di Pechino, nel febbraio del '27. Segue un periodo di crescente violenza in cui il Partito, guidato dal segretario generale Chen Duxiu e da un comitato politico assistito dagli agenti del Comintern capeggiati da Grigori Voitinsky, organizza pestaggi, rapimenti e omicidi di figure antisindacali e nemici del popolo: il cosiddetto "terrore rosso". Per dare manforte alla rivolta giunge clandestinamente a Shanghai anche Zhou Enlai. Il 21 marzo vi è quindi la terza sollevazione armata in cui gli operai sindacalizzati tagliano le linee telefoniche e la corrente elettrica, occupano la centrale di polizia, la stazione ferroviaria e l'ufficio postale della città cinese. Per evitare la reazione degli occidentali e delle loro cannoniere ormeggiate davanti al Bund, le Concessioni non sono toccate e l'elemento xenofobo emerso il mese prima a Nanchino è tenuto a freno. Dopo vari scontri violenti le truppe della locale guarnigione si ritirano lasciando la città in mano ai sindacati comunisti. Il giorno seguente la XXVI Armata nazionalista del generale Omar Bai Chongxi entra nei quartieri cinesi senza incontrare resistenza, ma le relazioni coi comunisti sono molto tese. A fronte di questi avvenimenti gli stranieri sono naturalmente in allarme. Gli scioperi continuano e si susseguono serrate le manifestazioni di protesta organizzate dalle sinistre per chiedere l'abolizione dell'extraterritorialità. Bai Chongxi, generale musulmano di etnia Hui (43), e Chiang Kai-shek vorrebbero fermare le agitazioni che giudicano contrarie all'interesse nazionale e la cui prosecuzione rischia di provocare la risposta militare delle potenze straniere. La situazione precipita quando i comunisti tentano di installare un soviet rivoluzionario nella Municipalità. Il 5 aprile arriva a Shanghai il leader dell'ala sinistra del Kuomintang, Wang Jingwei. Rientrato dall'esilio seguito al sollevamento di Canton dell'anno precedente, Wang aveva costituito assieme al PCC il governo provvisorio di Wuhan con il sostegno di Chen Duxiu, di Mao Zedong e dei sovietici. Il rivale di Chiang vuole trovare un compromesso che eviti lo scontro e firma, in nome del KMT, un impegno a proseguire il Fronte Unito assieme ai capi del PCC. Chiang Kai-shek e Bai Chongxi rispondono il 9 aprile proclamando la legge marziale, denunciando la collaborazione del governo di Wuhan col PCC e ordinando l'espulsione dei comunisti dalle file del KMT. In parallelo i nazionalisti preparano una controffensiva sotterranea intesa a colpire i comunisti nell'ombra. Chiang Kai-shek era da tempo in contatto con la criminalità organizzata e in particolare con la Banda Verde guidata da Du Yuesheng, a cui viene segretamente affidato il compito di svolgere il lavoro sporco. All'alba del 12 aprile parte dunque quello che nella Storia cinese è noto come il "massacro di Shanghai". Vengono prima catturati ed eliminati con l'inganno i principali leader sindacali. Decapitati i vertici, parte quindi dalla teoricamente sicura Concessione francese e dai quartieri cinesi di Zhabei e Pudong una spietata caccia ai militanti di sinistra, che sono inseguiti e trucidati a centinaia per mano della mafia cinese (44)" (pag 92-93) [(43) Gli Hui sono i cinesi musulmani di origine persiana e centroasiatica. Nella Storia della Cina vi sono diverse figure Hui di grande rilievo tra cui forse il più noto è il grande navigatore Zheng He (Hajji Mahmud) in epoca Ming; (44) Il massacro di Shanghai è il contesto del romanzo storico di André Malraux: 'La Condition humaine' pubblicato da Gallimard nel 1933. Il romanzo è incluso nella lista dei 100 libri del XX Secolo dal quotidiano Le Monde]  [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

[L'occupazione giapponese del Vietnam del Nord. "Il Giappone guarda alla guerra in Europa con atteggiamento chiaramente utilitaristico. Nel 1940 il clamoroso successo dell'offensiva tedesca in Occidente, con l'invasione della Francia e dell'Olanda e la possibile imminente resa anche dell'Impero britannico, rende verosimili gli scenari di facile conquista delle colonie europee in Asia, come era successo nel 1914 con l'occupazione delle Concessioni tedesche in Cina. La sconfitta della Francia apre nuove prospettive in Indocina, mentre l'Italia dichiara guerra a Parigi il 10 giugno 1940. Il 19 dello stesso mese il Giappone indirizza un ultimatum al Governatore generale dell'Indocina francese; generale George Catroux. La richiesta è di chiudere la frontiera con la Cina e permettere a una missione ispettiva di verificarlo. La ferrovia Haiphong-Hanoi-Kunming è infatti una delle principali vie di rifornimento di armi e munizioni per l'Esercito nazionalista in guerra. L'intento dei militari nipponici è quello di tagliare la linea in modo da indebolire Chiang Kai-shek e costringerlo alla resa. Non essendo in grado di resistere militarmente, i francesi devono cedere, ma (come era già successo in Cina fin dall'incidente di Mukden del 1931) gli ufficiali ultranazionalisti giapponesi sul posto assumono poi iniziative aggressive e lanciano nuovi ultimatum con richieste di consentire il transito alle truppe e cedere l'uso di basi aeree. Entro il mese di settembre, le Forze Armate imperiali assumono di fatto il controllo del Vietnam settentrionale. Il governo di Vichy acconsente al passaggio delle truppe giapponesi ponendo però un limite temporale legato alla durata del conflitto sino-giapponese (Intesa Matsuoka-Baudoin del 30 agosto 1940] e riesce comunque a prevenire l'occupazione di tutta l'Indocina. Per timore di provocare ua reazione inglese e americana i giapponesi non invadono il Vietnam meridionale, che resta pertanto sotto l'autorità di Vichy. Il consenso forzato della Francia, sotto occupazione nazista, è ottenuto grazie alle pressioni di Berlino. L'assenso all'occupazione del Vietnam del Nord è quindi il prezzo che il Terzo Reich paga a Tokyo per far accettare al Giappone l'adesione al Patto Tripartito, firmato il 27 settembre dal primo ministro nipponico Konoe" (pag 184-185)] [dal Capitolo 9. La seconda guerra mondiale tra Oriente e Occidente (pag 183-198)]  [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]