Prometeo: 'Io sto qui e creo uomini a mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me'
GOETHE Wolfgang, a cura di Giuliano BAIONI, Inni. GIULIO EINAUDI EDITORE. TORINO. 1967 pag 123 16°  prefazione: 'A Ladislao Mittner' (pag 5-36), note, traduzione e commento di Giuliano BAIONI; testo tedesco a fronte; Collezione di poesia. ['Il gruppo dei cosiddetti inni dal ritmo libero raccolti in questo volume rappresenta una delle massime espressioni poetiche della cultura borghese del Settecento europeo. Il primo, il 'Wandrers Sturmlied' fu scritto dal giovane Goethe nella primavera del 1772; l'ultimo, 'Das Göttliche', fu composto dal Goethe maturo nel 1783. Tra l'uno e l'altro il decennio più intenso e più tempestoso della vita e dell'opera del poeta. La loro storia è quella dell'ultimo illuminismo tedesco o, se si vuole, dello 'Sturm und Drang' e della sua rivoluzione nell'umanesimo del Goethe classico; il loro problema quello della nuova cultura borghese che nell'atto della protesta e della ribellione stürmeriana prende per la prima volta coscienza delle proprie contraddizioni. Sullo sfondo tutto lo sviluppo dell' 'Aufklärung', dalla prima fase giusnaturalista e spinoziano-leibniziana alla seconda della restaurazione wolffiana, alla terza infine del panteismo stürmeriano che recupera tutti i fermenti rivoluzionari delle origini' (pag 5) (prefazione di Giuliano Baioni)] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


  

Prometeo. "Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forza esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui monti! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la cui fiamma tu mi porti invidia. Io non conosco al mondo nulla di più meschino di voi, o dèi. Miseramente nutrite d'oboli e preci la vostra maestà ed a stento vivreste, se bimbi e mendichi non fossero pieni di stolta speranza. Quando ero fanciullo e mi sentivo perduto, volgevo al sole gli occhi smarriti, quasi vi fosse lassù un orecchio che udisse il mio pianto, un cuore come il mio che avesse pietà dell'oppresso Chi mi aiutò contro la tracotanza dei Titani? Chi mi salvò da morte, da schiavitù? Non hai tutto compiuto tu, sacro ardente cuore? E giovane e buono, ingannato, il tuo fervore di gratitudine rivolgevi a colui che dormiva lassù? Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch'ero afflitto? Hai mai calmato le lacrime di me ch'ero in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l'eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini a mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me" (trad. it. di Giuliano Baioni, pag 77-79)]