Rabelais e Balzac, due celebri turennesi
"Sono dozzine e dozzine le allusioni e gli omaggi a Rabelais che si possono incontrare nella 'Commedia Umana'. Sia in 'Pelle di Zigrino' o nella 'Fisiologia del matrimonio', nel 'Giglio della valle' o nel 'Cugino Pons'. Rabelais è sempre presente, e continuamente onorato come un maestro di pensiero. (...) Non contento di averlo posto al primo rango tra i grandi geni dell'umanità («è il più gran genio della Francia nel Medio Evo, il solo poeta che possiamo opporre a Dante», Balzac si è sforzato di entrare così totalmente nell'universo rabelesiano, da potere, senza alcuno sforzo, parlare la lingua stessa di Maître François. Fin dalla sua prima giovinezza, Balzac ha imitato Rabelais, in seguito gli ha preso a prestito, senza alcuna esitazione, decine e decine di espressioni di suo gusto, trovandole immaginifiche e degne di sopravvivere. Alcuni pazienti studiosi hanno stilato un catalogo di questi prestiti o, come potremmo anche definirli, di questi "furti" che onorano al tempo stesso chi li ha compiuti e chi li ha subiti. Ma è evidentemente nei 'Racconti Ameni' (Contes drôlatiques) che Balzac si identifica più strettamente con Rabelais, parla con le sue parole, ha i suoi tic, colleziona i suoi giochi di parole, si abbandona, infine, alle stesse elencazioni di termini avvicinati soltanto per il loro effetto comico: «Questo è un libro di alta digestione, pieno di amenità di gusto piccante, imbandite per quei famosissimi ghiottoni e bevitori preziosissimi ai quali si rivolgeva il nostro più illustre compaesano, François Rabelais». E Balzac è arrivato a una tale perfezione in questo «alla maniera di Rabelais» che, in certi passaggi, ci si chiede seriamente quale dei due celebri turennesi li abbia scritti' (pag 134)] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]