La valutazione dei danni causati in Italia dalla Seconda guerra mondiale
SARACENO Pasquale, a cura di Lucio VILLARI, Intervista sulla ricostruzione, 1943-1953. LATERZA. BARI. 1977 pag 189 16°  appendice, note, indice nomi; Collana STL Saggi Tascabili Laterza. Pasquale Saraceno (nato a Morbegno (Sondrio) nel 1903, è stato consulente economico generale dell' IRI e ordinario di Tecnica industriale all'Università di Venezia. Fra le sue pubblicazioni: 'L'Italia verso la piena occupazione' (1963), 'Lo stato e l'economia' (1963). 'La produzione industriale' (1970), 'Il sistema delle imprese a partecipazione statale nell'esperienza italiana' (1975). ['Saraceno: "Se si sommano i valori determinati (...) in riferimento alle varie categorie di beni che compongono la cosiddetta ricchezza nazionale (agricoltura, industria, servizi, opere pubbliche, immobili e altro, esclusi solo i beni di uso personale), mi pare si giunga a un danno totale dell'ordine di 18.000 - 20.000 miliardi di lire 1976 (110-120 miliardi di lire 1938); e poiché la ricchezza nazionale pare fosse valutabile a fine 1942 in 100-120 mila miliardi di lire 1976 (cioè 600-700 miliardi del 1938), il danno sarebbe stato pari a una quota fra un quinto e un sesto della ricchezza nazionale (1)" (pag 2); "Nel nostro paese è poi molto rilevante il problema dei danni a opere che, come monumenti, palazzi, chiese, non sono ricostruibili se distrutti e non sono ripristinabili se danneggiati; i quartieri dei centri storici distrutti, con le loro case, talvolta fatiscenti, vanno valutati a costo di una ricostruzione che non avverrà più? Sono poi importanti le menomazioni della ricchezza nazionale non dovute a distruzioni e a danneggiamenti: sono almeno da ricordare l'impoverimento della terra causato dalla mancanza di fertilizzazioni e il deterioramento fisico determinato nel macchinario da insufficienze di manutenzione e di rinnovi. Infine, andrebbe pur tenuto conto delle menomazioni durevoli subite dalla popolazione a motivo dei disagi, della denutrizione, delle mutilazioni, delle malattie, dei postumi delle ferite. Va anche tenuto presente che, sotto l'aspetto strettamente economico, il danno causato dalla guerra, a parità di costi di ricostruzione e di riparazione, può essere molto diverso a seconda delle categorie di beni che sono state colpite. Se, ad esempio, le distruzioni si fossero concentrate negli impianti industriali - che praticamente sono invece rimasti, nel loro complesso, quasi indenni - la perdita subita dal paese si sarebbe dovuta valutare in un importo più rilevante di quello che si è creduto di indicare in relazione alle distruzioni effettivamente avvenute. Per contro, danni subiti da singoli beni possono non esserlo per l'economia del paese. Non andrebbe ad esempio dimenticato che, a far tempo dalla grande crisi del 1929, un indirizzo autarchico aveva incisi sul nostro sviluppo produttivo; dopo il 1935, in quel tipo di sviluppo si era inserita una sia pur modesta politica di riarmo; aggiungo infine che l'intero nostro sistema produttivo era rimasto praticamente escluso dallo straordinario progresso tecnico che lo sforzo bellico aveva determinato in tutti i sistemi industriali. Ora finita la guerra, in opposizione al precedente indirizzo autarchico, si volle avviare una politica di profondo inserimento del nostro paese nell'economia internazionale; non avevano, inoltre, più ragione di essere onerose politiche di produzione bellica e, infine, occorreva recuperare il ritardo tecnologico determinato dall'isolamento bellico; molte nostre strutture produttive avevano quindi perduto il loro valore economico o una buona parte di esso. E allora che importanza aveva valutare il danno da esse subito? Solo per le opere pubbliche, per le aziende di servizi e per le opere di interesse agricolo una valutazione strettamente 'fisica' e non economica dei danni poteva prescindere da considerazioni di questo genere; anche in questi settori non erano però senza importanza le opere obsolete, cioè le opere che, ripristinate o ricostruite secondo una visione moderna delle prestazioni che dovevano dare, avrebbero assunto un valore maggiore di quello precedente la distruzione o il danneggiamento" (pag 3-4)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]