Gli accordi con la resistenza francese. Il patto delle due Resistenze.
BOCCA Giorgio, Partigiani della montagna. Vita delle divisioni "Giustizia e Libertà" del Cuneese. FELTRINELLI EDITORE. MILANO. 2004 pag 179 8°  prefazione: 'La Resistenza cancellata', 'I caduti delle divisioni 'Giustizia e Libertà'', documenti (testate e stralci da periodici), nota redazionale. Giorgio Bocca, noto giornalista e scrittore (Cuneo 1920) ha partecipato alla guerra partigiana; a Torino nell'immediato dopoguerra ha mosso i primi passi da giornalista nel foglio di 'Giustizia e Libertà'. ['(...) Il comandante delle bande G.L. di Val Maira, Detto Dalmastro, aveva inviato nell'inverno un ufficiale in territorio francese col compito di entrare in collegamento con i dirigenti del Maquis. Furono necessari mesi di tentativi e di lavoro. La cosa può sembrare strana alla mentalità italiana abituata ai partigiani schierati in montagna alla luce del sole; chiara invece per chi abbia conosciuto da vicino l'organizzazione del Maquis. Il nostro inviato si trovava, entrando in territorio francese, in mezzo ad una rete impalpabile, segreta e diffidente. Non c'erano là uomini riconoscibili per le barbe incolte o per l'arma a tracolla, ma cittadini eguali l'uno all'altro, intenti al loro lavoro abituale. Fra questi l'ufficiale doveva trovare i maquisards, ottenere la loro fiducia, persuaderli ad avere un abboccamento. Gli valse la perfetta conoscenza della lingua, l'aver vissuto parecchi mesi in Francia, le amicizie che si era procurate. Egli ritornò finalmente in Italia ad annunciare che un primo abboccamento preliminare era stato fissato per la prima decade di maggio in località vicino al confine. Una staffetta francese precisò in seguito i termini. (...) Dieci giorni dopo, la delegazione ufficiale italiana, guidata da Duccio Galimberti, da Detto Salmastro e dal comandante della Val Varaita, si portava scavalcando ancora i Colli della Maira, attraverso un territorio presidiato dai tedeschi, sino a Barcellonette. Qui venivano quei patti politici e militari che dovevano alcuni giorni dopo essere confermati e perfezionati in Italia, in un ultimo colloquio tenuto ad Acceglio, presenti per la Resistenza italiana Livio Bianco, Ezio Aceto e Gigi Ventre e per quella francese Max Jouvenal, comandante del Sud-Est. I punti fissati negli accordi dicono in sunto: 1. si afferma la necessità di una solidarietà italo-francese e si nota la comunanza di intenti nella lotta per il trionfo delle libertà democratiche; 2. si intensificano i collegamenti fra le vallate confinanti; 3. avverrà uno scambio di ufficiali osservatori rappresentanti i rispettivi movimenti; 4. si pongono in comune le fonti di collegamento con gli alleati. Sul piano militare l'accordo non ebbe grandi risultati Pratici. Sino a che la Francia fu occupata il Maquis era, per sua natura e costituzione, così diverso dall'organizzazione partigiana italiana da non permettere alcuna fattiva e costruttiva cooperazione. I maquisards erano cittadini che volevano ancora una vita normale, legati da un'organizzazione clandestina che doveva svelarsi solo il giorno dell'attacco generale. Non potevano perciò affiancarsi per un'azione militare in campo aperto alle bande italiane. Quando la Francia fu liberata ed i partigiani italiani ebbero bisogno di aiuto, gli uomini della Resistenza francese non erano soli al governo. Accanto a loro c'era l'Armée di De Gaulle, c'erano i militaristi, c'erano i reazionari sciovinisti. I patti furono dimenticati. Tuttavia, in un campo strettamente politico, l'accordo ha importanza e significato grandissimi. Prova l'identità di ideali dei due movimenti popolari, prova l'esistenza di una base comune su cui possono essere fondati rapporti di durevole amicizia. Il patto delle due Resistenze ha anche un significato umano. È il patto dei perseguitati e degli oppressi che ritrovano, nella difesa contro il nemico comune, sentimenti di solidarietà" (pag 83-86)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]