Per un atlante storico del movimento operaio in Italia: rassegna bibliografica
ARTERO Giovanni, Per un atlante storico del movimento operaio in Italia. Rassegna bibliografica. YOUCANPRINT. LECCE. 2020 pag 136 8°  premessa, nota tecnica, note, bibliografia per regione, provincia, località. Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: "Massoneria, socialismo, anticlericalismo", "Futurismo, comunismo, prolekult", "Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell'Otto-Novecento" e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ['Alle origini la "classe operaia" in Italia è costituita da una eterogenea aggregazione di pochi autentici operai di fabbrica e una massa di lavoratori semi-artigiani, di sartine, lavandaie, cocchieri, panettieri, muratori, e soprattutto lavoratori agricoli: braccianti, "obbligati", mezzadri. Solo nell'ultimo ventennio dell'Ottocento è iniziata la formazione di un proletariato di fabbrica (1). "La classe operaia è andata sensibilmente crescendo dal 1881 al 1921, in corrispondenza  del formarsi di un primo nucleo di capitalismo industriale moderno; specialmente nelle regioni settentrionali, e poi dal 1936 al 1961. Nell'ultimo decennio la classe operaia è alquanto diminuita, principalmente come conseguenza della forte flessione nel numero di salariati in agricoltura (2). Gli operai in Italia erano 8.5 milioni nel 1991 e 8.6 nel 2001 (3) e 8.7 milioni nel 2018, e rappresentano oltre un terzo dei 23.4 milioni di lavoratori, in particolare il 55% dei 15.7 milioni di lavoratori del settore privato, cui vanno aggiunti 3.3 milioni di dipendenti pubblici e 5.3 milioni di lavoratori indipendenti. Se non si può parlare della loro estinzione (4) - questione che si ripresenta periodicamente: già alla vigilia del ciclo di lotte operaie dell'autunno caldo del '69 si parlava di "fine della classe generale" (5) e del 1994 sono le "Tesi sulla cosiddetta 'fine del movimento operaio in Europa' di Helga Grebing - ci si può porre la questione dell'esistenza a partire dagli anni '90 di una classe operaia (7) e di conseguenza di un "movimento operaio" in Italia' [dalla premessa] (pag 4-5) [(1) 'Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale: il caso italiano, 1880-1900', Stefano Merli, 1972-73, 2. v.; (2) Paolo Sylos Labini, 'Sviluppo economico e classi sociali in Italia', in "Quaderni di sociologia", 1972, n. 4. L'Istat non aggrega gli operai in una distinta categoria e l'autore ha rielaborato censimenti della popolazione e rilevazioni campionarie ottenendo questi dati: Classe operaia: 1881: 6.6 milioni su 15.4 m. occupati; 1901: 7.7 m. su 16.3 m.; 1921: 8.5 su 17.7; 1936: 8.5 su 18.1; 1951: 9.5 su 19.5; 1961: 9.9 su 19.5; 1970: 9.1 su 19.4; (3) Ilario Salucci, 'Que rest-t-il delle classi sociali (1991-2001)', marzo 2009; (4) Edmondo Berselli 'L'estinzione della classe operaia', in 'Il Mulino', 1990, n. 330, pp. 575-584; (5) Luciano Cafagna in 'Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana', 1966; (6) in 'Mito e politica: il socialismo europeo dall'ideologia alla democrazia sociale', 1994 (Quaderni Fondazione Feltrinelli); (7) Con 'classe in sé' la letteratura marxista indica un insieme di individui che si trovano nella stessa posizione rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione; usa invece l'espressione 'classe per sé' quando questi individui prendono coscienza di avere degli interessi comuni e di appartenere alla stessa classe] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]