Gentile finý per arrendersi agli aspetti opportunistici che motivavano le concessioni alla Chiesa
AMBROSOLI Luigi, Libertà e religione nella riforma Gentile. VALLECCHI EDITORE. FIRENZE. 1980 pag 228 8°  note bibliografiche, indice nomi;  Collana Il pellicano. Luigi Ambrosoli insegna storia della scuola e delle istituzioni educative nella Facoltà di Magistero dell'Università di Padova. Ha pubblicato tra l'altro: 'La formazione di Carlo Cattaneo' (1959). ['Giovanni Gentile fu «liquidato» da Mussolini il 30 giugno 1924, venti giorni dopo il delitto Matteotti di fronte al quale si era dimostrato titubante e preoccupato dell'indignazione dell'opinione pubblica per l'orrendo crimine e per le responsabilità che venivano attribuite ai fascisti. Il Mack Smith collega l'eliminazione di Gentile all'esigenza da parte di Mussolini, dopo la crisi Matteotti, di stringere un rapporto più stretto con la Chiesa al quale il filosofo siciliano poteva essere di impedimento in quanto rimaneva l'idealista che considerava la religione soltanto come un momento di transizione verso la verità che sarebbe stata attinta dalla filosofia. Gentile rimase comunque fascista e, dopo il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, che segna il definitivo superamento della crisi Matteotti, non trovò di meglio che scrivere al Duce: «Il Paese tutto si sveglia e torna a Lei»; ma nel 1929 egli sopportò con molta rassegnazione il Concordato con la Santa Sede soprattutto per l'estensione dell'insegnamento religioso obbligatorio alla scuola secondaria che sconvolgeva completamente la giustificazione teoretica della riforma. Del gruppo idealista rimase presto solo o quasi; Lombardo Radice lo abbandonò subito dopo il delitto Matteotti, Codignola si staccò da lui più lentamente, infine si ebbe la rottura con Benedetto Croce destinato a diventare l'ispiratore dell'opposizione liberale al fascismo. Gli furono dati dal fascismo altri incarichi di grande autorità e prestigio e divenne l'interprete ufficiale del regime per i problemi della cultura, anche se la sua immagine politica rimase sbiadita e numerose furono le contraddizioni che rivelò. Alessandro Casati, chiamato a succederli, era amico più di Croce che di Gentile e aveva sostenuto le iniziative crociane nel periodo in cui Croce era stato ministro della Pubblica istruzione; anche la riforma Gentile, di conseguenza; aveva ottenuto il suo pieno consenso ed egli aveva collaborato con il ministro coerentemente con la linea di cui era stato sempre fautore. Casati era liberale (e il chiamarlo al ministero della Pubblica istruzione significava cercare ancora il consenso dei liberali) ed era anche cattolico, anche se un cattolico indipendente, come l'esperienza del «Rinnovamento» aveva dimostrato. Era stato comunque facile che Casati potesse essere più sollecito di Gentile alle richieste del Vaticano. Che Casati fosse entrato nel gabinetto presieduto da Mussolini dopo il delitto Matteotti era ragione di stupore del quale si rendeva interprete Filippo Turati scrivendo alla Kuliscioff: «che Casati entri nella masnada per surrogare il suo maestro e amico Gentile, è un'altra stranezza». L'influenza di Gentile era stata determinante, secondo l'interpretazione dello Scoppola, prima ancora del suo avvento al ministero della Pubblica Istruzione, perché il nazionalismo italiano, abbandonato il tradizionale pregiudizio anticlericale (la Chiesa era considerata come un fattore negativo per la storia d'Italia), prendesse coscienza dell'«importanza del fattore religioso come elemento di coesione e di esaltazione dell'anima nazionale»; la posizione di Gentile era però molto sottile e maturata culturalmente mentre l'accostamento del nazionalismo alle istanze religiose rimase rozzo e strumentale tanto che, come riconosce lo stesso Scoppola, non modificò nulla «della sua più profonda ispirazione anticristiana», che trovava sempre espressione nell'esaltazione della violenza e nei miti dell'imperialismo. Divenuto ministro e accostatosi sempre di più al fascismo fino ad aderirvi ufficialmente, Gentile finì per arrendersi agli aspetti opportunistici che motivavano le concessioni fatte alla Chiesa; egli subì, ad esempio, l'imposizione di Mussolini, in adesione alla richiesta della Santa Sede, che l'idoneità all'insegnamento della religione fosse riconosciuta dall'autorità ecclesiastica mentre tale insegnamento, secondo la sua impostazione, essendo stato voluto da una legge dello Stato, dallo Stato stesso avrebbe dovuto essere gestito senza interferenze della Chiesa' (pag 174-175)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]