'La guerra una forma di pazzia collettiva in cui nessuno ha la vera coscienza di quello che fa'
ROSSI Ernesto, a cura di Giuseppe ARMANI, Guerra e dopoguerra. Lettere 1915-1930. LA NUOVA ITALIA EDITRICE. FIRENZE. 1978 pag LXXIV 237 8°  foto, introduzione di Giuseppe ARMANI: 'La formazione e la prima attività di Ernesto Rossi', avvertenza, lettere. ['A parte qualche momentaneo abbandono patriottico, come quando (11-12 aprile 1917) si esalta per lo «spettacolo pirotecnico» dei razzi sparati in continuazione o si compiace di avvertire «lo sforzo di una nazione che si rivela più grande di quello che era da immaginarsi, nella vera volontà di vincere» (26 aprile 1917), il tono dominante è quello della riflessione ora malinconica ora tragica sulle vicende che osserva nel «teatro» della guerra, della quale non è mai intessuto l'elogio in quanto tale, ma, semmai, è bene intesa la sostanziale pazzia. «Certo che la guerra è una forma di pazzia collettiva in cui nessuno ha la vera coscienza di quello che fa. Non è un uomo quello che quello che ammazza, rovina, squarcia, ma la materia sotto la forma di tutti i proiettili che sono diretti rappresentanti del fato che incombe sopra ciascuno di noi. Passo vicino ad un fucile puntato senza pensieri di niente, vedo nella trincea nemica un omino che va per gli affari suoi, mi vien voglia di premere il grilletto dell'arma, e così, senza neppure il desiderio di fargli del male mando magari all'altro mondo quel povero diavolo... Si vedono ridere contenti dei bravi borghesi... perché un buon colpo ha colpito in pieno, con la stessa soddisfazione del ragazzo che con una palla di cencio riesce a buttar giù orecchioni uno dei fantocci di cartapesta che sono nelle baracche delle fiere. Si va di pattuglia con la stessa emozione con la quale si va a caccia... Non è un uomo come noi, che ha le stesse nostre passioni e commozioni, che è atteso con ansia dalla famiglia che sarà messa in lutto dalla sua perdita, che ognuno di noi insidia... Si ha la vaga concezione di andar contro ad una forza a noi nemica che cerchiamo di distruggere acciocché non ci distrugga. La guerra è una pazzia...» (22 aprile 1917). A questo tono dolente non fanno contrasto i numerosi spunti che si leggono nelle lettere militari di riscontro delle storture organizzative, della stoltezza o fatuità degli ufficiali, delle misere condizioni dei soldati: essi sono naturale espressione dell'atteggiamento antiretorico di Rossi, della sua sostanziale mancanza di nazionalismo, dell'indipendenza di giudizio che la partecipazione voluta e cosciente alla guerra gli consente di conservare sempre' (pag XXI XXII)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]