La sentenza del tribunale alleato di Norimberga sulla fucilazione di ostaggi
FONZI Paolo, Oltre i confini. Le occupazioni italiane durante la seconda guerra mondiale (1939-1943). LE MONNIER UNIVERSITA' - MONDADORI EDUCATION. FIRENZE. 2020 pag XV 271 8°  mappe geografiche, introduzione, note, bibliografia, indice nomi; Collana Quaderni di storia, fondati da Giovanni SPADOLINI e diretti da Fulvio CAMMARANO.  Paolo Fonzi è ricercatore di storia contemporanea presso l'Università del Piemonte Orientale. Ha vissuto diversi anni a Berlino  ha lavorato presso la Humbolt Universitat. I suoi interessi comprendono la storia tedesca, italiana e greca, le relazioni tra le potenze dell'Asse negli anni Trenta e Quaranta e la storia economica e sociale dei Paesi occupati dalla Germania e dall'Italia. Ha pubblicato articoli e volumi tra cui 'La moneta del grande spazio. Il progetto nazionalsocialista di integrazione monetaria europea, 1939-1945' (Unicopli, 2011) e 'Fame di guerra. L'occupazione italiana della Grecia' (1941-43)' (Carocci, 2019). ['Uno strumento di repressione ampiamente usato e legato all'internamento fu la fucilazione di ostaggi. Sebbene non vi siano numeri a riguardo, sappiamo che questa pratica fu usata in modo crescente con lo svilupparsi della resistenza in Slovenia, Croazia, Grecia (115) e, seppur non nella misura raggiunta dai tedeschi (116), fu un aspetto importante delle strategie di repressione italiane. Nel diritto internazionale  vigente durante la seconda guerra mondiale la pratica della fucilazione di ostaggi aveva una posizione assai ambigua. Non vi era, di fatto, una codificazione stringente in merito, come testimonia il verdetto del tribunale alleato che condusse il settimo processo secondario di Norimberga, quello contro i generali tedeschi detto anche «processo degli ostaggi». Il tribunale, pur affermando che tale pratica era caduta in disuso in tempi moderni, sostenne che secondo le norme vigenti l'occupante aveva il diritto di prendere ostaggi e di fucilarli come deterrente di azioni dirette contro di esso. Pertanto le sentenze di condanna pronunciate in quel processo si basarono sulla mancata osservazione di norme procedurali nella fucilazione degli ostaggi, come ad esempio il numero dei fucilati, la fondatezza delle motivazioni, la mancata celebrazione di processi - e non sul fatto che l'atto in sé fosse illegale (117). La ricezione della dottrina internazionale nella legge di guerra italiana del 1938 era, però, molto più restrittiva rispetto a questa interpretazione dei tribunali di Norimberga (118)'  (pag 135) [(115) Sulla Slovenia A. Osti Guerrazzi, L'esercito italiano in Slovenia, cit., p. 38; sulla Croazia S. Schmid 'Deutsche und Italianische Besatzung, cit., pp. 331-344; sulla Grecia, P. Fonzi, Fame di guerra, cit., pp: 123-128; (116) Con il cosiddetto 'Sühnenbefehl' del settembre 1941 Wilhelm Keitel, capo dell'OKW, ordinò che per ogni soldato ucciso fossero da giustiziare da 50 a 100 civili; (117) K.C. Priemel - A. Stiller, NMT: Die Nürnberger  Militärtribunale zwischen Geschichte. Gerechtigkeit und Rechtsschöpfung, Hamburger Edition, Hamburg, 2013] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]