Turgenev voleva descrivere il nuovo tipo di rivoluzionario fiero e forte...
TURGENEV Ivan Sergeevic, Padri e figli. GARZANTI. MILANO. 1988 pag 204 16°  introduzione: 'Ivan Sergeevic Turgenev, la vita, profilo storico-critico dell'autore e dell'opera, guida bibliografica' di Silvo BERNARDINI, note a cura di Ettore LO-GATTO; traduzione di Laura SIMONI MALAVASI, Collana 'I grandi libri Garzanti'. ['Il romanzo è centrato su Bazarov il nichilista. La parola «nichilista» (da latino 'nihil', nulla) - che Turgenev non inventò, ma alla quale diede col suo libro un'enorme popolarità - significava uno che non accetta nulla dei valori stabiliti, che nega l'arte, la cultura e la morale corrente, che disprezza i sentimenti per credere solo nella ragione 'scientifica'. Era quello che oggi chiameremmo un «contestatore globale», con in più, come segno dei tempi, una forte accentuazione positivistica e utilitaristica alla Bentham; e del «contestatore» Bazarov aveva anche i caratteri fisiognomici e comportamentali: era capelluto, incurante della persona, oltranzisticamente maleducato.  Era, per molti aspetti, il contrario del suo autore, che proprio per questo l'aveva descritto con simpatia, dando anche alla parola «nichilista» (come sottolinea nelle 'Memorie letterarie') non un significato di biasimo ma piuttosto di esaltazione. In Bazarov, Turgenev voleva descrivere il nuovo tipo di rivoluzionario fiero e forte, privo di mollezza e di compromessi, un fermento di radicale novità nella vecchia e fatiscente società russa. Invece i «figli», i giovani rivoluzionari, insomma i destinatari del romanzo, lo presero male. Respinsero l'appellativo di «nichilisti» (con l'eccezione del critico radicale Pisarev, che l'accettò e lo fece proprio come un appello al totale scardinamento delle istituzioni, e finì in Siberia), e definirono Bazarov una caricatura, rifiutando di riconoscersi in lui. Per di più, con tutti i suoi discorsi e atteggiamenti iconoclasti, con tutta la sua rudezza e il suo anti-sentimentalismo, Bazarov finiva con l'incappare a un certo punto nel più sentimentale degli incidenti: s'innamorava, e si trascinava penosamente in quest'amore fino alla fine. Era insomma, anche lui, un eroe alla Rudin, costruito più di chiacchiere che di fatti. E anche questo non poteva certo piacere alla giovane generazione. Attacchi vennero a Turgenev anche dalla sponda opposta, quella dei benpensanti. Questi l'accusarono di simpatie per il suo eroe e ciò che esso rappresentava. «Voi strisciate ai piedi di Bazarov», scrisse un giornale conservatore, «voi l'adulate e aspettate come una grazia un suo sorriso». Quando Turgenev tornò a Pietroburgo dopo la pubblicazione del romanzo, era scoppiato, proprio quel giorno, un gigantesco incendio ai mercati generali della città. «La prima persona che incontrai», racconta lo scrittore nelle 'Memorie letterarie', «mi apostrofò dicendo: "Guardate cosa fanno i 'vostri' nichilisti! Bruciano Pietroburgo"»' (pag XIV-XV)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]