Il problema del debito dei paesi africani
FERRARI Angelo MASTO Raffaele, Mal d'Africa. ROSENBERG & SELLIER. TORINO. 2020 pag 266 8°  'Le mappe' [I-XVIII], introduzione: 'La scoperta dell'Africa: un continente affollato ma senza mercato', note, cartine, conclusioni, postfazione: 'La scoperta del continente vero' di Marco TROVATO; Collana OG Orizzonti Geopolitici. Angelo Ferrari è giornalista professionista dell'Agenzia Italia (Agi) dove si occupa del desk Africa. Raffaele Masto giornalista e scrittore lavora nella redazione esteri di radio Popolare e la rivista 'Africa'. Ha seguito le crisi e le guerre degli ultimi vent'anni nel continente africano. Entrambi gli autori hanno al loro attivo diversi libri. ['La Cina arriva, ti aiuta, ma poi chiede il conto. In questa situazione non c'è solo la Repubblica del Congo, ma anche altri paesi africani come il Kenya e Gibuti. Ma l'esempio più eclatante è rappresentato dallo Zambia. Il debito estero del paese è di circa 9,37 miliardi di dollari, se si aggiungono i debiti delle società statali si arriva a 15 miliardi. Un terzo del totale è dovuto alla Cina. Ormai il debito nei confronti di Pechino sta raggiungendo livelli insostenibili. L'aeroporto di Lusaka presto potrebbe finire nelle mani cinesi, così come l'Azienda elettrica nazionale (Zesco), mentre già il 60 per cento della Zambian National broadcasting Corporation (Znbc) è detenuto da una società cinese. (...) La Cina non presta denaro "gratis", intende essere ripagata, come normale che sia, ma si garantisce la restituzione dei denari prestati stipulando clausole spesso capestro. Un esempio significativo da questo punto di vista è Gibuti, dove ha sede la prima base permanente all'estero della Cina. Pechino ha investito 15 miliardi di dollari per lo sviluppo del principale porto e delle infrastrutture collegate. L'82 per cento del debito estero è detenuto da Pechino e in caso di inadempienza, Gibuti potrebbe cedere ai cinesi il controllo del porto strategico di Doraleh, all'ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez. Gibuti è solo un esempio, ma ci sono altri paesi - la Repubblica del Congo e lo Zambia - dove i prestiti cinesi sono il principale fattore di rischio del debito. Gibuti, però, ammette candidamente che non ha altra scelta che accettare i capitali cinesi per investire nel proprio sviluppo' (pag 83-84) [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]