Dopo il caso Matteotti le contromisure di Mussolini: il controllo della stampa.
BASILICO Alessio, Giacomo Matteotti. L'assassinio e il totalitarismo. EDIZIONI CORRIERE DELLA SERA. MILANO. 2020 pag 155 16°  introduzione di Barbara BISCOTTI; Eventi (cronologia), bibliografia, foto illustrazioni; Collana 'Grandi delitti nella storia', a cura di Barbara BISCOTTI, 21. Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana 'I grandi processi della storia' è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell'Ehess. Alessio Basilico ha conseguito il dottorato in Storia presso l'Università di Teramo e pubblicato alcuni articoli e una monografia dal titolo 'Infanticidio. Violenza in una comunità di confine (Secolo XVII)'. Insegna Lettere presso l'Istituto Omnicomprensivo di Città Sant'Angelo. ['Mai come in quei giorni fu chiara l'enorme importanza della stampa nella lotta politica e nessuno ne era più consapevole di Mussolini, già direttore dell'«Avanti!» e fondatore del «Popolo d'Italia». Appena giunto alla presidenza del Consiglio aveva fatto pagare una serie di giornalisti, anche dell'opposizione. Le prove furono ritrovate dagli inquirenti in una cassaforte nell'ufficio di Cesare Rossi dopo il suo arresto. C'erano i nomi, l'ammontare delle somme e le ricevute dei pagamenti. Attraverso i giornali si potevano governare le emozioni che dilagavano nel Paese e che furono percepite da subito come un pericolo. Già la sera del 12 giugno, dopo il discorso di Mussolini in parlamento, fu mandato Piero Gotti, funzionario dell'ufficio stampa, a parlare con le direzioni dei quotidiani romani per suggerire una linea editoriale neutrale. Quando fu interrogato dalle autorità, disse che aveva semplicemente raccomandato di evitare di turbare gli animi, cosa che sarebbe certamente accaduta «se i giornali nel commentare le parole del presidente avessero esagerato». Era nell'interesse di tutti, «non solo dell'ordine pubblico, ma per non gravare le ansie della famiglia dell'on. Matteotti che la stampa avesse moderato i toni». Ma certi mezzi non servivano più. Il momento era estremo, ideale per imporre un giro di vite. La stampa doveva essere controllata nella sua interezza. Prima di arrivare a questo punto, Mussolini procedette a un rimpasto di governo a luglio. Cedette il suo 'interim' al ministero dell'Interno al nazionalista conservatore Federzoni. Uomo politico astuto, sapeva fiutare il momento in cui fare un passo indietro e cedere spazio alle componenti non fasciste dell'esecutivo: furono sostituiti tre ministri e numerosi sottosegretari, dando maggior peso nella compagine a liberali, nazionalisti ed esponenti del fascismo moderato come Dino Grandi. L'8 luglio il nuovo governo rese effettivo il regolamento, risalente all'anno prima, che limitava la libertà d'informazione e dava facoltà ai prefetti di sequestrare i giornali che attraverso i loro articoli avessero turbato l'ordine pubblico. Le motivazioni addotte per questa misura parlavano di uno stato di crescente tensione nel Paese alimentato da notizie false e tendenziose, fatte circolare ad arte. Nonostante le proteste delle opposizioni, la misura divenne effettiva, venendosi a configurare come una vera sospensione della libertà di stampa contraria ai dettami costituzionali' (pag 63-65)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]