'Elemento fondamentale del 'cristianesimo paolino' fu il cosiddetto "immobilismo sociale"'
SUCCA Alessio, Economia e Finanza dell'Impero Romano. EDIZIONI DEL FARO - GRUPPO EDITORIALE TANGRAM. TRENTO. 2017 pag 282 8°  introduzione, bibliografia. Alessio Succa si è laureato in Economia Aziendale presso l'Università degli Studi di Cagliari. Scrittore e consulente editoriale, collabora con diverse organizzazioni internazionali specializzate nello studio delle civiltà antiche. ['Nel corso del I secolo dopo Cristo, l'Impero Romano fu interessato da un fenomeno di grande rilievo: la diffusione del Cristianesimo. La nuova religione, si affermò abbastanza rapidamente nel vastissimo territorio di Roma, caratterizzato da una fitta rete di relazioni culturali e commerciali. Il "monoteismo orientale" fu accolto con entusiasmo (e coraggio) non solo dai ceti sociali meno abbienti, ma anche da quelli più elevati. Nonostante la forte opposizione del potere imperiale, spesso sfociata in violente persecuzioni, il Cristianesimo influenzò profondamente la società dell'epoca, creando le fondamenta della futura "civiltà occidentale". La dottrina cristiana attraversò diverse fasi, contraddistinte talvolta da una dialettica interna assai complessa e articolata; inoltre, manifestò atteggiamenti differenti verso il tema della schiavitù e nei confronti dell'autorità imperiale, espressione più alta di comando e controllo dello Stato romano. Il "Cristianesimo primitivo" era sicuramente contrario allo schiavismo, almeno a livello teorico; non a caso, le affrancazioni promosse dalla Chiesa riguardavano soprattutto i credenti. L'obiettivo principale era infatti l'incremento del numero di cristiani, e non l'abolizione della schiavitù. Ben presto, si impose una nuova corrente di pensiero, spesso in contrasto con la precedente: il "Cristianesimo paolino"; il principale esponente fu Paolo di Tarso, in seguito sostenuto dall'apostolo Pietro. Elemento fondamentale della scuola paolina fu il cosiddetto "immobilismo sociale": l'essere umano non doveva alterare la propria posizione nella società, in quanto derivante dalla Volontà Divina. Paolo esortava gli uomini a servire con devozione i padroni terreni, come se si servisse direttamente il Signore. Tali insegnamenti ebbero l'effetto di incanalare i malesseri sociali verso nuove mete, come la perfezione spirituale e quindi la "vita eterna", capaci di mitigare le sofferenze dell'esistenza terrena. Con il trascorrere del tempo, le masse popolari furono private di qualsiasi energia rivoluzionaria, poiché proiettate verso una ricompensa ultraterrena. Da queste considerazioni, si può dedurre che la nuova religione contribuì all'estinzione delle rivolte servili, come già accennato nelle pagine precedenti. Nei primi decenni del IV secolo dopo Cristo, l'imperatore Costantino avviò un processo di avvicinamento tra Impero e Chiesa, che condusse al famoso "compromesso costantiniano". I cristiani ebbero libero accesso alla struttura burocratica e amministrativa dello Stato romano, colpito in quel periodo da una persistente crisi economica e sociale. la fase del "Cristianesimo integrato", fu contraddistinta dalla stretta collaborazione fra autocrazia e monoteismo. Pertanto, la Chiesa si impegnò a sostenere l'impalcatura schiavista della società romana, in cambio di potere politico e soprattutto economico. I vescovi, ad esempio, diventarono proprietari di vastissimi latifondi (in Gallia e nella penisola iberica), nei quali lavoravano tantissimi schiavi; in tali contesti i 'servi ecclasiae' non potevano beneficiare della 'manumissio', pena la scomunica del 'dominus'. Per molti secoli, la Chiesa accettò l'istituto del lavoro servile, ritenendolo necessario per consentire, ad una parte dell'umanità, di dedicarsi interamente alle attività spirituali. Questo concetto, fu ripreso nel Medioevo dal frate domenicano Tommaso d'Aquino (1225-1274) (...)'] (pag 102-104) [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]