Cause della debolezza della Resistenza antinazista. Il coinvolgimento dei militari.
HOFFMANN Peter, Tedeschi contro il nazismo. La resistenza in Germania. IL MULINO. BOLOGNA. 1994 pag XVI 187 8° (F)  introduzione all'edizione italiana di Paolo POMBENI, introduzione dell'autore, note; indice nomi; traduzione di Gino SCATASTA. Peter Hoffmann (1930) ha insegnato Storia nella McGill University di Montréal. Specialista di storia della Resistenza tedesca ha pubblicato "Widerstand, Staatsstreich, Attentat" (1969), 'Die Sicherheit des Diktators' (1975), 'The History of the German Resistance' (nuova ed: 1979), 'Claus Schenk Graf von Stauffenberg und seine Brüder' (1992). ["Se la Resistenza fu rappresentativa dell'intera società tedesca da un punto di vista sociologico, economico e politico, essa non fu tale da un punto di vista quantitativo, come una sorta di parlamento ufficioso. Quel che mancava all'attività della Resistenza, così come anche alle sue idee, era un vasto sostegno, reale o potenziale, fra la popolazione tedesca. Erano tre le principali cause per l'assenza di tale appoggio alla Resistenza. In primo luogo, la maggioranza dei tedeschi accettava il regime di Hitler in quanto egli aveva conquistato il potere in modo corretto e, a rigor di termini, legittimo. Questa posizione veniva condivisa anche dal Vaticano, dai governi della Gran Bretagna, della Francia, dell'Italia, degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica, dagli organizzatori dei giochi olimpici del 1936, dai presidenti delle associazioni straniere dei combattenti, dai membri della famiglia reale inglese, da famosi esploratori e studiosi internazionali, e da altre figure di prim'ordine a titolo privato o semi-ufficiale. Nel 1938, durante la crisi dei Sudeti, il primo ministro Neville Chamberlain rifiutò di acconsentire alle pressione segrete della Resistenza tedesca e opporsi alle richieste di Hitler in modo da abbattere il dittatore per aver dato inizio in modo irresponsabile a una nuova guerra. Chamberlain giustificò il suo rifiuto paragonando l'opposizione tedesca ai sostenitori di Giacomo II d'Inghilterra che erano stati scacciati dall'Inghilterra nella Gloriosa Rivoluzione del 1688: quei «giacobiti» avrebbero voluto rovesciare Guglielmo III d'Orange e mettere sul trono inglese Giacomo II (1). Un'altra delle cause alla base dello scarso sostegno alla Resistenza fu il successo del governo di Hitler, che aveva restaurato l'ordine, sconfitto la disoccupazione, ricostituito una capacità difensiva credibile e ottenuto ampie revisioni territoriali rispetto al trattato di Versailles. In seguito il regime hitleriano sembrò vittorioso anche in una guerra che, secondo moltissimi tedeschi, era stata imposta alla Germania. Gli insuccessi militari cominciarono a manifestarsi in modo significativo solo a partire dal 1942 e non apparvero irrimediabili neppure nel 1943 e nel 1944. Quando l'autorità del governo cominciò a crollare nel 1944 e nel 1945, la fedeltà del popolo tedesco ai propri dirigenti politici e militari ne soffrì ancora solo marginalmente. I tedeschi in genere non si sentivano minacciati dalla politica del regime quanto piuttosto dalle incursioni aeree degli alleati, dall'avanzata dei loro eserciti a oriente e occidente e dalla prospettiva di un'occupazione militare alleata. Le campagne governative di sterminio contro polacchi, ebrei, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova, zingari e altri gruppi perseguitati erano segretissime e poco note; quel che si sapeva di esse non sembrava minacciare la popolazione nel suo insieme, ma solo gli appartenenti a una delle categorie perseguitate. L'ultimo motivo che spiega l'assenza di un ampio sostegno alla Resistenza fu la sensazione che la polizia di stato nazista e i suoi strumenti fossero onnipresenti. Oltre alla Gestapo e la SD, c'erano innumerevoli agenti, agenzie e informatori del partito, a livello provinciale (Gau), distrettuale (Kreis), locale (Bezirk) e di zona. L'opposizione «naturale» ai nazisti, costituita da sindacati, socialdemocratici e comunisti, presentava al proprio interno contrasti maggiori di quelli che i suoi singoli componenti avevano con i nazisti prima che Hitler venisse nominato e anche in seguito. (...) L'esercito e i suoi ufficiali, invece, erano largamente immuni dalla sorveglianza e dalla penetrazione della Gestapo come anche dall'influenza del Partito nazista. Il tessuto sociale degli ufficiali dell'esercito e il loro codice morale lasciava poco spazio agli informatori, oltre al fatto che persone del genere avevano per natura la tendenza a entrare a fare parte di organizzazioni poliziesche. Nonostante le lamentele di Hitler dopo il 20 luglio 1944 sulla slealtà degli ufficiali dell'esercito, il corpo degli ufficiali rimase fedele al dittatore e gli fu utile (3)" (pag 97-98-99) [(1) Chamberlain a Halifax, 19 agosto 1938; Dbfp, III serie, vol. II (1949), p. 686; (2) Cfr. H. Weber, 'Hauptfeind Sozialdemokratie', cit; (3) H. Heiber, a cura, 'Hitlers Lagebesprechungen: Die Protokoll-fragmente seiner militärischen Konferenzen, 1942-1945', Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1962, pp. 587-588; National Archives, Washington, DC, T-84, roll 175, 1544124-5] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]