'Si era cercato di risolvere in modo tortuoso ed oscuro il problema dell'insegnamento religioso'
AMBROSOLI Luigi, La Federazione Nazionale Insegnanti Scuola Media (FNISM) dalle origini al 1925. LA NUOVA ITALIA EDITRICE. FIRENZE. 1967 pag 369 8°  introduzione, nota bibliografica, note, indice nomi; Collana Educatori antichi e moderni. ['Un altro problema affrontato dal Consiglio generale (della FNISM, ndr) fu quello dell'insegnamento religioso nelle scuole, in occasione della discussione dell'argomento in Parlamento. L'organo direttivo della Federazione si espresse con un ordine del giorno così concepito: "Il Consiglio della Federazione fra gli Insegnanti medii esprime a V.E. la propria fiducia che nella questione dell'insegnamento religioso il Governo interprete della coscienza nazionale, memore delle ragioni per le quali sorse lo stato italiano, riaffermi che dallo stato laico sovrano nessun privilegio può essere concesso nelle sue scuole ad alcuna particolare confessione religiosa" (1). Era un ordine del giorno coerente con le decisioni del Congresso di Napoli sulla laicità della scuola, ma non arrivò a modificare una situazione ormai delineata. Di fronte al Regolamento 3 febbraio 1908, n. 150, art. 3, in cui si era cercato di risolvere in modo tortuoso ed oscuro il problema dell'insegnamento religioso con la giustificazione di consentire sia la libertà  di impartirlo che di non impartirlo, i deputati socialisti, con i testa Turati, Bissolati, Enrico Ferri, Badaloni, Agnini, Morgari, Andrea Costa, e repubblicani, capeggiati da Alfredo Comandini, Eugenio Chiesa e Barzilai, presentarono una mozione per invitare «il governo ad assicurare il carattere laico della scuola elementare, vietando che in essa venga impartito, sotto qualsiasi forma, l'insegnamento religioso». L'atteggiamento dei radicali, che partecipavano al governo, fu piuttosto incerto e si concretò in un ordine del giorno per cui l'insegnamento religioso non doveva essere accolto solo perché non esisteva un titolo di studio legale per insegnar la religione e non era ammesso insegnare legalmente in una pubblica scuola non essendo in possesso dell'adeguato titolo di studio. L'ordine del giorno Bissolati-Turati fu respinto, come era da prevedersi. «La mossa del Bissolati arrivava troppo tardi. Essa si trovava contro, già in atto, l'alleanza dei clericali coi moderati» (2). A distanza di pochi mesi dall'affermazione di principio sulla laicità della scuola formulata dal Congresso di Napoli si trattava, anche per la Federazione, di un'indubbia sconfitta' (pag 202-203) [(1) Bollettino, 20 febbraio 1908, p. 22; (2) D. Bertoni Jovine, 'La Scuola italiana', cit., pp. 154-155] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]