1933: la sconfitta del movimento operaio tedesco di fronte al terrore nazista
NATOLI Claudio a cura, Saggi di Martin BROSZAT Simona COLARIZI Enzo COLLOTTI Giuseppe DALL'ONGARO Klaus GOTTO Jürgen KOCKA Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Detlev J.K. PEUKERT Jens PETERSEN Giorgio VACCARINO, La Resistenza tedesca, 1933-1945. FRANCO ANGELI. MILANO. 1989 pag 275 8°  abbreviazioni, premessa, introduzione del curatore, note, indice dei nomi, Collana studi e ricerche storiche, diretta da Marino Berengo e Franco Della Peruta. ['Il movimento operaio tedesco è stato sconfitto, ancor prima di aver combattuto. Questa è la verità decisiva dell'anno 1933. (...) La presa del potere da parte dei nazionalsocialisti nel 1933, avvenuta praticamente senza lotta, dimostra quanto questa immagine (il movimento operaio tedesco visto nelle sue componenti socialdemocratiche e comuniste come una organizzazione unitaria, ndr) rappresentasse solo una verità parziale. Le divisioni politiche in Germania erano più profonde che in altri paesi, e infatti i diversi protagonisti si erano affrontati negli anni dal 1919 al 1923 come antagonisti in una guerra civile. Inoltre, alle divisioni politiche corrispondeva, all'interno della classe operaia tedesca, una crescente segmentazione sociale lungo una linea di demarcazione che distingueva i lavoratori in specializzati e non specializzati, anziani e giovani, occupati e disoccupati, al cui interno il Partito comunista tedesco (Kpd) rappresentava piuttosto lavoratori giovani, non specializzati e disoccupati, mentre per converso il Partito socialdemocratico tedesco (Spd) quelli più anziani, specializzati e occupati. Questa situazione oggettiva , in presenza della crisi sociale e politica generale in cui versava la Germania dopo la fine della guerra mondiale, aggravata dalla crisi dell'economia mondiale, condusse i socialisti democratici all'immobilismo e a una posizione espressamente difensiva, che intendeva sostenere e difendere quanto restava in piedi della Repubblica e che provocò una ghettizzazione, verbalmente molto radicale, dei comunisti, che vedevano la distruzione della Repubblica e la lotta contro i "fascisti" come due facce della stessa medaglia rivoluzionaria. Non è affatto certo che, seguendo una strategia diversa, il movimento operaio sarebbe stato in grado di sconfiggere i nazisti. Fatale fu senza dubbio il fatto che, nelle settimane decisive tra gennaio e giugno 1933, esso perse assolutamente l'occasione per un intervento e fu costretto ad entrare nell'illegalità senza neppure un atto simbolico di difesa. Nel 1933, l'atto decisivo per il futuro della classe operaia compiuto dai nazionalsocialisti non fu lo scioglimento delle organizzazioni operaie, né l'incarcerazione dei loro funzionari direttivi, bensì lo sfrenato terrore "selvaggio" praticato agli inizi nei quartieri operai dalle SA (1). Queste ultime regolavano così vecchi conti in sospeso dall'epoca delle lotte precedenti, e nel contempo, in numerosi campi di detenzione provvisori, esercitavano un potere assoluto di ita e di morte sui prigionieri. Più tardi, dalla primavera sino all'autunno 1933, seguirono gli interventi sistematici di SA, SS (2) e polizia contro i quartieri operai. Alla fine di quei mesi di terrore "selvaggio" e di razzie sistematiche, la soglia di rischio, anche per la più passiva e innocua forma di sostegno alla Resistenza, aveva raggiunto livelli tanto insostenibilmente alti, da isolare - nella pratica - un'avanguardia politica comunque ancora pronta a rischiare e la massa dei suoi antichi seguaci. Questa separazione tra classe e quadri sarebbe stata, sino al 1945, il tratto strutturale decisivo della Resistenza" (pag 43-44) ((1) Formazioni paramilitari della NSDAP, trasformatesi in organizzazione di massa parallela al partito ed eliminate il 30 giugno 1934 con la "notte dei lunghi coltelli" e l'uccisione di Röhm e dei suoi collaboratori (Ndc); (2) 'Schutzstaffeln', polizia interna della NSDAP, successivamente polizia di stato nel Terzo Reich preposta all'organizzazione e all'amministrazione del terrore e dello sterminio di massa (Ndc)] [dal saggio di Detlev J,K. Peukert, 'La resistenza operaia. Problemi e prospettive' (pag 40-66)]  [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]