Polonia: gli Alleati mostrarono indifferenza di fronte al consumarsi del genocidio
KARSKI Jan (KOZIELEWSKI), a cura di Luca BERNARDINI, La mia testimonianza davanti al mondo. Storia di uno stato segreto. ADELPHI EDIZIONI. MILANO. 2013 pag 513 8°  postscriptum, 'Messaggero, testimone, personaggio: l'uomo che cercò di fermare la Shoah' di Luca BERNARDINI. Jan Karski, pseudonimo assunto durante il secondo conflitto mondiale da Jan Kozielewski, nacque a Lodz nel 1914. Emissario della Resistenza polacca nei tumultuosi anni 1939 - 1943, alla fine della guerra si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò a lungo Scienze politiche presso la Georgetown University. Morì a Washington nel luglio del 2000. Pubblicato a Boston nel 1944, 'Story of a Secret State' (il titolo qui adottato riprende quello della traduzione apparsa in Francia nel 1948) è stato attentamente rivisto dall'autore in occasione della prima edizione polacca (1999). ['Nel corso della prima permanenza londinese di Karski (25 novembre 1942 - 9 giugno 1943) la situazione politica del governo in esilio a Londra si fece sempre più complessa giacché si ruppero i rapporti diplomatici con l'Urss in seguito all'istanza, avanzata dal generale Sikorski, affinché fosse istituita una commissione d'inchiesta internazionale sulle fosse di Katyn. Qui il 13 aprile 1943 i tedeschi avevano scoperto i corpi di migliaia di ufficiali polacchi fatti uccidere da Stalin nella primavera del 1940. La missione di Karski a Washington nell'estate del 1943 aveva lo scopo di sottolineare il contributo polacco alla causa alleata, così ostentatamente negato dai sovietici. Karski tuttavia contava di riuscire anche nell'intento di convincere gli americani a compiere qualche azione concreta per mettere in salvo gli ebrei dell'Europa Orientale. Quando incontra Felix Frankfurtur, giudice della Corte Suprema, Karski non sospetta nemmeno che i massimi esponenti della comunità ebraica statunitense, Nahum Goldman e il rabbino Stephen S. Wise, presidente dell'American Jewish Congress, in realtà sappiano tutto del genocidio fin dall'agosto  del 1942, ma siano stati obbligati al silenzio dal Dipartimento di Stato (1). Il giudice Frankfurter commenterà il racconto di Karski con un'affermazione che per l'emissario sarebbe suonata misteriosa per lunghi anni: «Non dico che... lei stia mentendo. Dico solo che non posso credere a quello che mi ha detto» (2). Lo stesso F.D. Roosevelt, con cui Karski in realtà si era incontrato prima di vedere Frankfurter, aveva evitato di replicare sia alla notizia che, dal giorno della partenza dell'emissario da Varsavia, era stati uccisi un milione e ottocentomila ebrei polacchi, sia alla richiesta di bombardamenti di rappresaglia, mentre aveva concentrato la propria attenzione sulla questione dei confini postbellici della Polonia e sull'attività dei comunisti nel paese' (pag 500) [Luca Bernardini, Messaggero, testimone, personaggio. L'uomo che cercò di fermare la Shoah] [(1) Si veda a questo proposito A.D. Morse, 'While Six Million Died. A Chronicle of American Apathy', Random House, New York, 1968 ('Mentre sei milioni morivano: la soluzione finale e l'inerzia dell'Occidente', trad. it. di F. Franconeri, Mondadori, Milano, 1968); (2) Cfr. Jankowski, Karski, cit., p. 332]] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]         
  



Nonostante le informazioni di prima mano di Karski sulla situazione degli ebrei in Polonia, gli Alleati mostrarono indifferenza di fronte al consumarsi del genocidio