Italia barocca: 'la gente pių colta era in prima linea nella generale osservanza ortodossa'
CROCE Benedetto, Storia dell'età barocca in Italia. Pensiero, poesia e letteratura, vita morale. GIUS. LATERZA & FIGLI. BARI. 1957 pag 518 8°  dedica, avvertenza (1944), introduzione (I. Controriforma, II. Barocco, III. Decadenza), note, appendice: 'G.B. Basile e l'elaborazione artistica delle fiabe popolari'; indice nomi; Collana Scritti di storia letteratura e politica.  ['Nelle storie generali che si sogliono scrivere della filosofia, con le ultime grandi figure della filosofia del Rinascimento, Telesio, Bruno, Campanella, si considera terminata la parte d'Italia. E questo giudizio ha del vero, perché in effetti altri pensatori di pari altezza non compaiono il Italia nelle generazioni prossime seguenti, e il moto da quelli iniziato si spezza qui, ed è proseguito altrove. Ma è anche un giudizio sommario, che, preso alla lettera, suggerisce una rappresentazione storica incompiuta, come si dimostra a chi conduca una più particolare ed esatta indagine. Era difficile, in verità, che un popolo come l'italiano, che aveva accumulato tante esperienze e tanta cultura, pur cadendo a quel tempo in una sorta di torpore, perdesse di colpo ogni virtù, smettesse ogni opera di meditazione e di critica. Bisogna, dunque, determinare dove e come il pensiero italiano continuò a lavorare, il che condurrà a una migliore conoscenza non solo della cultura italiana di quel tempo, ma anche di taluni aspetti della cultura europea. Certamente non continuò nella sfera della vita religiosa, nella critica della tradizione e dei dommi, nella quale l'estremo umanesimo, stimolato dalla Riforma germanica, si era cominciato a muovere. Questo è chiaro e comunemente ammesso: solo che conviene forse rettificare la ragione che se ne reca, riposta nell'oppressione politica e chiesastica e nel rigore della Santa Inquisizione; onde quel tacere viene descritto come un brutale soffocamento e una compressione dall'esterno. Le violenze esterne, da sole, non valgono mai a spegnere il pensiero, e tutt'al più possono portare ai roghi i corpi mortali di taluni degli uomini che lo esercitano: come, per l'altro verso, l'assenza di costrizione non basta a far nascere i pensieri arditi e i geni filosofici. La rinunzia alla critica religiosa fu allora, in Italia, anzitutto la spontanea conclusione del dilemma tra due diverse autorità, l'autorità della Bibbia, più o meno genuinamente interpretata, e l'autorità della Chiesa e della sua tradizione, con l'accettazione di questa seconda autorità. (...). Donde lo stabilirsi in Italia di una generale osservanza ortodossa, così schiva e scrupolosa e zelante quale nessuna costrizione avrebbe potuto mai produrre. La gente più eletta e più colta vi partecipava in prima linea; e non era raro il caso che si andasse di proprio impulso e volontà ai tribunali della fede ad accusarsi di dubbi o di fuggevoli assentimenti a poco ortodosse credenze, per ottenere l'assoluzione e la penitenza. Non mancavano i ribelli e i miscredenti (...). Ma costoro non avevano importanza intellettuale, piuttosto che pensatori, blasfematori; (...)' (pag 57-59)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

Donde lo stabilirsi in Italia di una generale osservanza ortodossa, cosė schiva e scrupolosa e zelante quale nessuna costrizione avrebbe potuto mai produrre. La gente pių eletta e pių colta vi partecipava in prima linea.