La spiegazione «religiosa» della peste: un castigo del Cielo
BALBI Rosellina, Madre Paura. Quell'istinto antichissimo che domina la vita e percorre la storia. ARNOLDO MONDADORI EDITORE. MILANO. 1987 pag 182 8°  bibliografia; Oscar Saggi. Rosellina Balbi (Napoli 1923 - Roma 1991) è stata scrittrice e giornalista. Già redattore capo per i servizi culturali del quotidiano "La Repubblica", è stata per dieci anni vicedirettore della rivista 'Nord e Sud'. Nel 1983 ha scritto 'Hatikvà. Il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa' con cui ha vinto il premio Estense. Dopo il 'Lungo viaggio al centro del cervello', che è stato uno dei bestsellers della stagione 1981-82, l'autrice affronta in queste pagine un altro viaggio, attraverso un'emozione profonda dell'uomo: la Paura, istinto atavico «che domina la vita e percorre la Storia» (...). ['[L]a dura predicazione di monaci e preti (per i quali, osserva Tuchman (1), nella vita quotidiana medievale «non c'era quasi atto o pensiero - sessuale, commerciale o militare - che non contravvenisse ai dettami della Chiesa»), i loro moniti sui tremendi castighi che attendevano gli uomini in questo mondo e nell'altro, generarono un diffuso senso di colpa e quindi diedero luogo a un vero e proprio «acquitrino di paura» che sommerse l'Europa (e rafforzò il potere della Chiesa). I popoli scandinavi, ricorda ancora Tuchman, «ritenevano che una Vergine della Peste uscisse dalla bocca dei morti sotto forma di una fiamma azzurra, e volasse nell'aria fino a infettare la casa vicina. In Lituania si diceva che la Vergine della Peste sventolasse una sciarpa rossa sulla porta o sulla finestra, per far entrare la malattia. Stando alla leggenda, un uomo audace aspettò di proposito davanti alla propria finestra aperta brandendo una spada; e quando vide sventolare la sciarpa, tagliò via la mano che la reggeva. Morì per quel gesto, però il suo villaggio venne risparmiato e la sciarpa conservata a lungo come una reliquia nella chiesa del luogo». Lo stesso papa affermò che dietro quella calamità c'era la mano del Signore; in una bolla del settembre 1348, si riferì infatti alla «pestilenza con la quale Dio sta affliggendo i cristiani». E anche per l'imperatore Giovanni Cantacuzeno «era evidente che una malattia accompagnata da simili orrori, tanfi e agonie, e in particolare un morbo in cui una lugubre disperazione s'impadroniva delle vittime prima che morissero, non era un flagello naturale dell'umanità, ma un castigo del Cielo». «Queste pestilenze», diceva a sua volta Pietro l'Aratore «sono dovute esclusivamente al peccato». Naturalmente ci si interrogava ansiosamente sulla natura di questi peccati; e, a seconda dei luoghi, ciascuno identificava i propri. Così, ad esempio, per spiegare la sciagura che s'era abbattuta a Firenze, città di banchieri e di mercanti, Giovanni Villani (destinato anch'egli a soccombere al male), concludeva che Dio aveva voluto punirla «per quei peccati d'avarizia e d'usura con cui si opprimevano i poveri». Questa, dunque, è la spiegazione «religiosa» della peste" (pag 41-42)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] [(1) Barbara Tuchmann, 'Uno specchio lontano', Mondadori, Milano, 1979]