La forza principale dell'esercito napoleonico: la rivoluzione sociale in Francia
LEFEBVRE Georges, Napoleone. EDIZIONI LATERZA. BARI. 1971 pag 764 16°  prefazione all'edizione italiana, introduzione, conclusione, bibliografia, traduzione di Giuseppe SOZZI e Luigi FARALLI, note, indice dei nomi, Universale Laterza. Georges Lefebvre (1874-1959) nacque e compì gli studi a Lille; nel 1924 fu nominato professore all'Università di Parigi. I suoi studi sulla Rivoluzione sottolineano la parte che vi ebbero le masse contadine, dal fondamentale 'Les paysans du Nord pendant la Révolution française' a 'La grande peur de 1789', alle 'Questions agraires au temps de la Terreur'. ['Facendo continuamente la guerra, l'esercito napoleonico si formò dunque attraverso un continuo amalgama, il cui principio gli veniva dalla Rivoluzione. All'inizio d'ogni campagna, un contingente di reclute vestite e armate alla men peggio partiva a piccoli gruppi verso il fronte. «I coscritti non hanno bisogno di passare più di otto giorni al deposito«, scrive l'imperatore il 16 novembre 1806. Era molto se s'insegnava loro l'essenziale durante il cammino! Immessi nei reggimenti, essi si mescolavano ai soldati agguerriti e imparavano quel che potevano combattendo; negli istanti di riposo, nessuno si preoccupava di fare addestramento, considerandolo come una cosa inutile. Il soldato napoleonico non ha nulla del soldato di caserma: è un combattente improvvisato, come quello della Rivoluzione; conserva lo stesso spirito d'indipendenza; poiché gli ufficiali, venuti dalla gavetta, erano appena ieri suoi commilitoni, e poiché egli stesso può essere promosso domani, si impronta assai poco di spirito «militare»; la disciplina esteriore e meccanica gli riesce insopportabile; diserta senza scrupolo, per ritornare quando è il suo momento, e obbedisce volentieri solo sulla linea del fuoco. Pochi eserciti hanno spinto a tal punto l'insubordinazione; le manifestazioni collettive, le ribellioni individuali, gli ammutinamenti sono cosa frequente; Napoleone minaccia, ma poi si mostra, sempre, più indulgente dei rappresentanti del popolo. Nel soldato, egli non vede in fondo che il combattente e ciò che gli importa è che desideri la battaglia e che vi si getti dentro alla disperata. Codesto ardore, che davanti al nemico esalta l'iniziativa individuale, l'audacia, la fiducia in se stessi e nello stesso tempo dà all'esercito un'anima collettiva, è anch'esso un'eredità della Rivoluzione. Nel soldato napoleonico la passione del sanculotto, l'amore dell'eguaglianza, l'odio per l'aristocrazia, un vivo anticlericalismo, senza dubbio si assopirono col tempo, ma non si spensero (...). Tuttavia, la sua forza principale l'esercito napoleonico, come quelli della Convenzione e del Direttorio, la trae dalla rivoluzione sociale che ha aperto la via alle energie individuali proclamando l'eguaglianza, il cui simbolo militare è la promozione per merito. La costituzione dell'anno VIII conferisce al suo capo la scelta degli ufficiali; ma, anche se egli manifesta qualche velleità di ricostituire un'aristocrazia militare, ciò che essenzialmente guida le sue designazioni è il valore personale. L'anzianità non conta affatto; le qualità intellettuali, di per se stesse, non richiamano molto l'attenzione, e non è necessario essere molto istruiti per riuscire; l'audacia e la bravura fanno scomparire ogni altro merito. Dopo ogni battaglia, il colonnello, arbitro delle promozioni, colma i vuoti attingendo fra coloro che si distinguono nel proprio reggimento, e quest'ultimo è il miglior giudice della sua giustizia. Per i gradi superiori, Napoleone non si regola diversamente' (pag 230-231)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]