Italia e Francia dopo la breccia di Porta Pia
BONOMI Ivanoe, La politica italiana da Porta Pia a Vittorio Veneto 1870 - 1918. EINAUDI. TORINO. 1946 pag 471 8°  nota editoriale alla terza edizione prefazione note bibliografia, Elenco cronologico dei trenta ministeri (1870-1922, Elenco alfabetico dei venti capi di governo (1870-1922); indice nomi; Collana Biblioteca di cultura storica. Ivanoe Bonomi nacque a Mantova nel 1873. Eletto deputato nel 1909, fu espulso con Bissolati dal partito socialista nel 1912 e diede vita alla nuova formazione socialista riformista. Fu ministro dei lavori pubblici nel ministero Boselli (1916-17) e nel secondo gabinetto Orlando, ministro della guerra con Nitti (1920) e con Giolitti (1920-21). Presidente del Consiglio nel 1921, restò in carica un anno. Nel 1924 si ritirò dalla vita politica dedicandosi agli studi storici. Ricomparve nel 1942 come attivo coordinatore del movimento antifascista, e il 9 giugno 1944 fu eletto capo del governo. Morì nel 1951. Ha scritto e pubblicato 'Dieci anni di politica italiana' (1924), 'Dal socialismo al fascismo', 'L. Bissolati e il movimento socialista in Italia', Diario di un anno (2 giugno 1943 - 10 giugno 1944)' e 'La politica italiana dopo Vittorio Veneto'. [I rapporti bilaterali Italia Francia dopo il 20 settembre 1870. 'I cattolici di tutto il mondo, consigliati e ispirati dalla Curia romana, avevano fatto insistenze sui loro governi perché intervenissero nelle cose italiane in difesa del Papa. Ma i governi, con maggior senso di responsabilità, aveva dovuto riconoscere che non vi era bisogno di difesa alcuna, perché la legge, che l'Italia si era spontaneamente data, garantiva efficacemente la libertà della Chiesa e del suo capo. Più tarda a riconoscere questa verità fu sempre la Francia, non tanto perché il presidente Thiers e il ministro Favre non riconoscessero nell'avvenimento del Venti Settembre il logico e fatale sbocco della rivoluzione italiana, a cui l'impero francese aveva dato l'avvio, ma perché le correnti clericaleggianti della Francia erano potentissime nell'assemblea nazionale e occorreva, per ragioni parlamentari, parzialmente assecondarle. Così, subito dopo l'entrata dell'Italia a Roma, la Francia aveva mandato una sua nave a Civitavecchia, l'Orénoque, perché rimanesse a disposizione del Papa qualora questi deliberasse di lasciare il Vaticano e di esulare altrove. Ma di fronte alle pressioni clericali per un intervento più aperto e più efficace, il Favre lasciò il potere e il Thiers rispose con l'accorgimento di un uomo di stato preoccupato di non guastare i rapporti tra la nuova Francia repubblicana e il giovane regno d'Italia. Anche quando venne innalzato alla presidenza della repubblica un uomo caro alle Destre, il Maresciallo Mac-Mahon, la questione papale non assunse mai carattere minaccioso. Le imprudenti promesse che il conte di Chambord offrì alla parte clericale nell'eventualità ch'egli fosse diventato re di Francia, caddero pietosamente insieme al suo infelice tentativo. Più tardi i rapporti ufficiali fra i due paesi migliorarono di tanto di quanto le proteste papali, ripetute in ogni occasione come un ritornello senz'anima, perdettero ogni efficacia di persuasione. Così, nell'ottobre del 1874, l'Orénoque, il battello fantasma che avrebbe dovuto condurre il Papa in esilio, salpò vuoto e solo, per i lidi francesi' (pag 19)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]