La differenza tra lo schiavo che si ribellato e lo schiavo che rinuncia a ribellarsi
LENIN V.I., Opere VI. Gennaio 1902 - agosto 1903. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. MILANO. 2002 pag 526 8°  premessa nota dell'editore, prefazione note appendice cronaca biografica (cronologia) indice bibliografico indice nomi glossario; traduzione di Alberto CARPITELLA Celso GHINI Eleonora NEGARVILLE. Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1959. ['Il signor Struve, vedete un po', dissente decisamente e incondizionatamente dall'opinione che la rivoluzione violenta è preferibile alla rivoluzione pacifica. I rivoluzionari russi più decisi - egli dice - hanno preferito per principio la via pacifica, e nessuna dottrina può offuscare questa gloriosa tradizione. E' difficile concepire qualcosa di più falso e stiracchiato di questo ragionamento. Possibile che il signor Struve non capisca che lo schiavo che si è ribellato ha il diritto di dire che è preferibile la pace con il proprietario di schiavi, mentre lo schiavo che rinuncia a ribellarsi, ripetendo le stesse parole, cade in una vergognosa ipocrisia? «In Russia, purtroppo 'o fortunatamente', gli elementi della rivoluzione non sono maturi», dice il signor Struve, e questa parola «fortunatamente» lo tradisce. Quanto alle gloriose tradizioni del pensiero rivoluzionario, sarebbe meglio che il signor Struve tacesse. Ci basta menzionare le celebri parole conclusive del 'Manifesto' (57). Ci basta ricordare che trent'anni dopo il 'Manifesto', quando gli operai tedeschi furono privati di una piccola parte di quei diritti che il popolo russo non ha mai avuto, Engels diede la seguente energica risposta a Dühring: «Per il signor Dühring la forza è il male assoluto, il primo atto di violenza è per lui il peccato originale, tutta la sua esposizione è una geremiade sul fatto che la violenza, questa potenza diabolica, ha infettato tutta la storia fino ad ora con la tabe del peccato originale, ed ha vergognosamente falsificato tutte le leggi naturali e sociali. Ma che la violenza abbia nella società ancora un'altra funzione, una funzione rivoluzionaria, che essa, secondo le parole di Marx, sia la levatrice di ogni vecchia società gravida di nuova, che essa sia lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte, di tutto questo nel signor Dühring non si trova neanche una parola. Solo con sospiri e con gemiti egli ammette la possibilità che per abbattere l'economia dello sfruttamento sarà forse necessaria la violenza... purtroppo! Infatti ogni uso di violenza demoralizza colui che la usa. E questo di fronte all'elevato slancio morale e intellettuale che è stato il risultato di ogni rivoluzione vittoriosa! E questo in Germania, dove una violenta collisione, che potrebbe anche essere imposta al popolo, avrebbe almeno il vantaggio di estirpare lo spirito servile che, a causa dell'avvilimento conseguente alla guerra dei trent'anni, ha permeato la coscienza nazionale. E questa mentalità da predicatore, fiacca, insipida e impotente, ha la pretesa di imporsi al partito più rivoluzionario che la storia conosca?» (58)' [V.I. Lenin, Lotta politica e politicantismo, 1902] (pag 237-238) [(57) Cfr. il 'Manifesto del partito comunista, cit., p. 144; (58) Cfr. F. Engels, 'Antidühring', Roma, Editori Rinascita, 1950, pp. 201-2] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]