La resistenza tedesca in Germania dal 1933 al 1945
DERBENT T., Resistenza comunista in Germania, 1933-1945. ZAMBON EDITORE. PADOVA. 2009  pag 116 16° introduzione: 'Una resistenza introvabile', note, foto illustrazioni bibliografia tedesco orientale; traduzione di Alfredo DAVANZO. ['In RFT non vi furono che 5.234 condanne di assassini nazisti, queste condanne equivalevano in media a dieci minuti di carcere per persona uccisa. Nel 1965, la RFT promulgò addirittura una legge di amnistia. Essa fu annunciata dal presidente della Repubblica Federale, Heinrich Lübke, il quale era un ex-collaboratore della Gestapo di Stettino, ed ex direttore del lavoro concentrazionario a Peenemünde e a Leau, un campo annesso a Buchenwald. Così fu per giornalisti e storici, come per militari e giuristi. Tutti sono rimasti al loro posto. Non meraviglia, dunque, che la storiografia tedesco-occidentale si sia accanita a nascondere la resistenza comunista, per poter alimentare la tesi del «siamo stati tutti abusati da Hitler, tutti vittime di Hitler». Se diverse monografie recenti arrivano a parlare di questa resistenza in maniera episodica e frammentaria, il tono generale resta di negazione (3). A titolo di esempio, il catalogo dell'esposizione organizzata dal 'Bundestag' al 'Reichstag' sulla storia della Germania consacra trenta righe ai congiurati del 20 luglio e una sola riga alla resistenza «delle cellule socialdemocratiche e comuniste, così come degli uomini della Chiesa» (4). Lo stesso mettere sullo stesso piano queste tre resistenze è un'impostura: solo la resistenza comunista ha ingaggiato tutte le forme di lotta possibili (propaganda, sabotaggio, guerriglia, spionaggio, lotta sindacale ecc.). E' la sola ad aver lottato da primo all'ultimo giorno del III Reich, e ad aver esteso la propria azione a tutta la Germania (fin dentro i lager e l'esercito). E' infine la sola ad avere realmente intaccato la macchina da guerra nazista. Cristiani e socialisti si opposero il più sovente individualmente, o nel quadro di piccole cerchie di amici. Quanto al celebre complotto del 20 luglio '44, esso è quantomeno equivoco. Dietro la bella figura del colonnello von Stauffenberg, il congiurato che piazzò la bomba contro Hitler, e che era un autentico patriota antifascista, troviamo militari, politici reazionari e capitalisti che fino al quel momento avevano servito fedelmente Hitler, talvolta avendo contribuito direttamente a farlo salire al potere. La metà dei congiurati del 20 luglio era strettamente legata al progetto nazista e ciò che rimproveravano a Hitler, in ultima analisi, era di aver fallito e di condurre la Germania alla disfatta e ad una rivoluzione di tipo sovietico. I loro documenti evocano esplicitamente questo timore: «l'ora è giunta di realizzare questo progetto (il putsch) poiché l'ora suprema sta per scoccare. Altrimenti, avremo a che fare ad una seconda rivoluzione come nel novembre 1918»" (pag 108-110)] [(3) Detler Peukert, 'Die KPD in Widerstand: Verfolgung und Untergrundarbeit am Rhein und Ruhr, 1933 bis '45; Peter Hammer Verlag, Wuppertal, 1980. Bernard Kaufman e altri, 'Schaft Rote Hilfel Geschichte und Aktivitäten der proletarischen Hilfsorganisation für politische Gefangene in Deutschland (1919-38), Pahl-Rugenstein Verlag, Bonn, 2003. E altre opere ancora; (4) "Interrogeons l'histoire de l'Allemagne - Du 18° siècle  nos jours. Une exposition d'histoire dans l'edifice du Reichstag à Berlin", 4° edizione del catalogo francese. Deutsche Bundestag Referat Offenblichkeitsarbeit, Bonn, 1992, p. 362] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]