Conoscere le leggi degli eventi e trovare in queste leggi il proprio posto, questo il primo dovere
"Salvo gli anni della guerra civile, ho dedicato la mia vita agli scritti e al partito. La Libreria di Stato cominciò la pubblicazione delle mie opere nel 1923 e fece in tempo a stampare 13 volumi, a prescindere dai 5 volumi su argomenti militari. Nel '27 la pubblicazione fu sospesa, quando la caccia al «trotzkismo» assunse un particolare accanimento. Nel gennaio 1928 l'odierno Governo dei Soviet mi mandò in esilio. Vissi un anno ai confini della Cina. Nel febbraio 1929 fui espulso e mandato in Turchia. Scrivo queste pagine a Costantinopoli. Non si può dire, già da questi brevissimi cenni, che la mia vita sia stata monotona. Al contrario, in base al numero delle peripezie improvvise, dei gravi conflitti, degli alti e bassi, si può dire che la mia vita è «avventurosa». Eppure mi permetto di affermare che, per mia inclinazione, non ho nulla a che fare con le avventure. Io sono piuttosto pedante e conservatore nelle mie abitudini. Io amo e apprezzo la disciplina e l'ordine sistematico. Non per amor di paradossi, ma perchè è la pura verità, dico che non posso soffrire il disordine e la distruzione. Sono sempre stato uno scolaro diligentissimo e preciso: due qualità che ho conservate per tutta la vita. Negli anni della guerra civile, quando il mio treno fece un percorso pari a varie volte la lunghezza dell'equatore, ogni nuovo steccato di fresche assi d'abete mi dava gioia. Lenin che conosceva questa mia passione, mi prendeva amichevolmente in giro. Un buon libro in cui si trovino dei pensieri buoni, e una buona penna capace di comunicare i propri pensieri agli altri, sono sempre stati per me (e lo sono ancora) le conquiste più preziose e per me più familiari della cultura. La voglia d'imparare non m'ha abbandonato mai, e spesse volte ho avuto la sensazione che la Rivoluzione mi impedisse di darmi a un lavoro sistematico. Eppure quasi un terzo di secolo della mia vita cosciente è pieno di battaglie rivoluzionarie. E se dovessi cominciar da capo batterei senza esitare la stessa strada. Sono costretto a scrivere queste righe all'estero, fuoruscito per la terza volta, mentre i miei amici, quelli che ebbero parte decisiva nella creazione della Repubblica dei Soviet, sono in esilio o in prigione. Alcuni di loro vacillano, si ritirano, si piegano dinanzi all'avversario. Gli uni, perchè sono moralmente logori; gli altri perchè non sanno trovar da soli una via d'uscita dal labirinto delle circostanze; altri ancora, perchè premuti da rappresaglie materiali. Ho visto due volte una tale diserzione in massa: quando fu soffocata la Rivoluzione del 1905 e allo scoppio della guerra mondiale. Conosco per mia esperienza, fin troppo bene, coteste alte e basse maree. Seguono una certa regolarità. L'impazienza non ne può accelerare la vicenda. Nè io sono avvezzo a considerare le prospettive della storia dalla visuale del destino individuale. Conoscere le leggi degli eventi e trovare in queste leggi il proprio posto, questo è il primo dovere di un rivoluzionario. Ed anche la massima soddisfazione per un uomo che non lega i propri compiti alle contingenze della giornata" L. Trotzki, Prinkipo, 14 settembre 1929" [LEGGERE IN: Leon Trotsky, La mia vita. (Tentativo di autobiografia), Mondadori, Milano, 1933, seconda edizione)] [TROD-037-B, pdf, (pag XIV-XV, prefazione)] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80DIGIT