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Emilio Gianni - La parabola romagnola del "partito intermedio" PDF Stampa E-mail

ImageIl movimento anarchico ha annoverato al suo interno come legittime tutta una serie di correnti, anche le più disparate. Dagli anarco-collettivisti agli anarco-comunisti, dagli organizzatori agli anti-organizzatori, dagli individualisti fino agli espropriatori, dagli sperimentalisti fino ai possibilisti. Solo con Costa parlò di tradimento. A ben vedere non lo fece subito. Perché il Costa del 1881 è ancora quell'esponente di primo piano non già più dell'anarchismo ma di quel socialismo che, inglobando al suo interno le teorie "comunaliste", gli fa sognare «d'Imola nostra, divenuta città socialistica••. Questo anelito a vivere socialisticamente il presente, nell'incapacità di un lavoro rivoluzionario paziente volto al futuro, questa inidoneità a sintonizzare il proprio tempo psicologico individuale con il tempo storico degli awenimenti oggettivi, spesso awersi, fece sì che i sogni insurrezionalisti potessero trasformarsi nella fenice comunalista o cooperativista; nell'aspirazione alla conquista di quel tanto di socialismo che si riteneva allora possibile realizzare. Il tentativo di Costa manifestò i suoi limiti proprio a partire dai conti mai completamente fatti con le origini del suo pensiero. «Noi trascurammo fatalmente molte manifestazioni della vita, noi non ci mescolammo abbastanza al popolo: e quando, spinti da un impulso generoso, noi abbiamo tentato d'innalzare la bandiera della rivolta, il popolo non ci ha capiti, e ci ha lasciati soli»: fu una sua constatazione ineludibile, ma non bastava. Lo aveva già spiegato Engels, quando mostrò al movimento rivoluzionario in Italia la strada da seguire, quei "punti fe rmi" mediante i quali si sarebbe potuta formare l'organizzazione consona a quella particolare fase storica vissuta allora dall'Italia, quelle lezioni per gli italiani che Costa non comprese o che rifiutò. La rivoluzione, in Costa, finì dunque con il configurarsi come l'attesa messianica di una catarsi sociale indefinita e indefinibile nel tempo. Una volontà rivoluzionaria che, appunto perché meramente tale, non lasciò grandi tracce di sé nella successiva storia del movimento socialista italiano. Un'esperienza che allungherà ancora indefinitamente l'incontro della moderna classe rivoluzionaria con la sua teoria scientifica.

 

 
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