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Trotsky: la svolta nella guerra civile russa. La difesa di Pietrogrado. PDF Stampa E-mail
"Il compito dell'educazione socialista era strettamente unito, da noi, a quello della guerra. Le idee che entrano nella coscienza sotto il fuoco vi entrano a fondo e per sempre. Nei drammi di Shakespeare, il tragico si alterna al comico per la stessa ragione per cui nella vita umana il grande è unito al piccolo. Zinoviev, che intanto aveva avuto il tempo di alzarsi dal sofà, e di salire al secondo o terzo cielo, mi presentò in nome dell'Internazionale Comunista questo documento: "Difendere Pietrogrado Rossa dal nemico significa rendere un servizio inestimabile al proletariato mondiale e quindi all'Internazionale comunista. Il primo posto nella lotta intorno a Pietrogrado appartiene naturalmente a lei, caro compagno Trotsky. In nome del Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista io le consegno le bandiere, che la prego di trasmettere ai benemeriti reparti della gloriosa Armata Rossa da lei guidata. Il Presidente del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista G. Zinoviev". Ricevetti dei documenti simili dal Soviet di Pietrogrado, dalle maestranze e da altre organizzazioni. Consegnai le bandiere ai reggimenti e i segretari conservarono i materiali nell'archivio. Di lì furono tirati fuori molto più tardi, quando Zinoviev cambiò tono e registro. Oggi non è facile ricostruire quel turbine di entusiasmo che si scatenò per la vittoria di Pietrogrado. Esso coincise coll'inizio dei successi decisivi al fronte meridionale. La rivoluzione rialzava la testa. Agli occhi di Lenin la sconfitta di Judenic era tanto più importante in quanto egli alla metà di ottobre non l'aveva ritenuta possibile. L'ufficio politico deliberò di assegnarmi l'Ordine della Bandiera Rossa per la difesa di Pietrogrado. Quella deliberazione mi sconcertò. Io mi ero deciso non senza esitazioni a introdurre un'onorificenza rivoluzionaria. Poco prima avevano abolite le onorificenza del vecchio regime. Io la considerari uno stimolante per coloro che non avessero sufficiente cosceinza del loro dovere. Lenin approvò e l'Ordine fu istituito. Lo si conferiva, per lo meno in quegli anni, per meriti di guerra. Ora lo davano a me. Io che l'avevo concesso tante volte non potevo rifiutarlo senza sminuirne l'importanza. Non mi rimaneva altro che accettare. Si svolse allora anche un altro episodio che compresi molto più tardi. Alla fine della seduta dell'Ufficio Politico, Kamenev fece, piuttosto imbarazzato, la proposto di insignire d'un'onorificenza anche Stalin. "Perché?" chiese sinceramente indignato Kalinin. "Perché mai Stalin? Non capisco". Lo calmarono con una facezia e la proposta fu accettata. Dopo la seduta Bucharin investì Kalinin: "Non capisci? E' un'idea di Ilic. Stalin non può vivere, se non ha quello che hanno gli altri. Se la legherebbe al dito". Io compresi Lenin e lo approvai senz'altro" (pag 383-384) [LEGGERE IN: Leon Trotsky, La mia vita, II, Verona, 1930] [Versione digitale su richiesta] ISC Newsletter N° 77] ISCNS77DIGIT
 
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