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Chiesa e nazismo. 'Berlino era considerata la sede dove si decidevano le sorti della pace europea' PDF Stampa E-mail
MAZZONIS Filippo, «Nulla è perduto colla pace. Tutto può esserlo con la guerra». La Santa Sede di Pio XII nella bufera europea del 1939-1940. (Rassegne) PASSATO E PRESENTE, RIVISTA DI STORIA CONTEMPORANEA, PONTE ALLE GRAZIE FIRENZE, N° 22, GENNAIO-APRILE 1990, pag 199-218. ['Alla morte di Pio XI (10 febbraio 1939) la situazione europea era nuovamente percorsa da più o meno evidenti fermenti di tensione che compromettevano il precario equilibrio stabilito a Monaco (10). I cardinali, riuniti in conclave per eleggere il più idoneo tra loro a guidare la barca di Pietro in acque così agitate, avvertivano interamente il peso delle gravi responsabilità che tale contesto eccezionale comportava: ciò che il momento eccezionale imponeva di richiedere al futuro pontefice era che in lui si trovassero presenti, armonicamente fuse, tanto la sicura predisposizione a seguire i perenni e immutabili principi della 'tesi' (il 'depositum fidei'), quanto la capacità di interpretare con saggezza politica le esigenze che «in ragione d''ipotesi'» avrebbero espresso gli avvenimenti (11). Nessun dubbio che il cardinale Eugenio Pacelli fosse in possesso delle qualità richieste e auspicate: prove indiscutibili attestavano la sua fedeltà alla Chiesa, intesa nella sua dimensione istituzionale e in quella dottrinale; nessun altro tra gli «Eminentissimi Padri» poteva vantare un 'curriculum' pari al suo per quanto concerneva l'esperienza politica e diplomatica. Quanto poi alle sue caratteristiche personali, mi pare calzante e puntuale il giudizio espresso in proposito da Èmile Poulat: «un uomo di carattere, che sapeva quel che si doveva e non doveva fare, quel che poteva e non poteva fare; e non ne deviò mai» (12). Insomma, anche agli occhi di chi non credeva a interventi provvidenziali, egli appariva l'uomo giusto, al posto e al momento giusti. Appena eletto e assunto il nome di Pio XII, il nuovo papa confidò i suoi progetti per l'immediato a Mons. Montini e a Mons. Tardini, i quali erano stati i suoi più stretti collaboratori alla segreteria di Stato: ad ogni costo la S. Sede avrebbe dovuto impegnarsi in un'opera di difesa e mantenimento della pace (13).A una serie di pubblici pronunciamenti in tal senso, cui il fatto stesso della parola del pontefice on avrebbe mancato di attribuire il richiesto carattere di ufficialità e solennità, doveva aggiungersi una vasta e diversificata azione diplomatica, rigorosa e ferma nella sostanza ma morbida e duttile nella forma, che bene si adattasse alal realtà politica del momento. Affinché questa azione potesse avere successo, in primo luogo essa doveva assolutamente essere e apparire al di sopra delle parti in causa e al di fuori delle questioni che erano alla base del reciproco contenzioso: «la Chiesa non è chiamata a prendere posizione in cose e questioni di opportunità puramente terrene, tra i diversi sistemi e metodi che possono essere applicati per risolvere i problemi urgenti dell'ora», aveva detto il segretario di Stato Pacelli nel maggio 1938 intervenendo al congresso eucaristico di Budapest e ripeteva il 5 marzo 1939 Pio XII nella sua prima udienza all'ambasciatore di Germania, Diego von Bergen (14). In secondo luogo era indispensabile riuscire a pervenire a Berlino, considerata la sede politica dove veramente si decidevano le sorti della pace europea. Un obiettivo assai difficile da conseguire, considerati i non buoni rapporti esistenti fin dall'inizio tra la S. Sede e il III Reich, divenuti decisamente peggiori a seguito della 'Mit brennender Sorge' (1937) e a seguito dei successivi atteggiamenti (non sempre adeguatamente resi pubblici, ma pur sempre risaputi dalle parti interessate) assunti da Pio XI in particolare sulla questione dell'antisemitismo (15). Bisognava dunque cercare di migliorare tali rapporti, anche allo scopo di proteggere posizioni e interessi della Chiesa in Germania, perseguitata nelle sue istituzioni e nelle sue organizzazioni: di questo cose Pio XII parlò con i cardinali tedeschi rimasti a Roma dopo il conclave; ma, nell'attesa che da eventuali future iniziative e dal mutato più conciliante atteggiamento del nuovo papa potessero derivare i risultati auspicati, era urgente e indispensabile individuare un canale privilegiato che consentisse, in tempi brevi, di arrivare a Berlino. Mussolini, che a Monaco aveva interpretato il ruolo del grande mediatore e salvatore della pace e che per la Santa Sede e la Chiesa continuava ad essere l''Uomo della Provvidenza' (una fiducia rinsaldata da un decennio di reciproci vantaggi, che le crisi del 1931 e del 1938, non avevano sostanzialmente incrinato), rappresentava il candidato ideale. Fu così che il rapporto con l'Italia venne ad assumere un ruolo e un valore viepiù centrali nell'azione diplomatica che la Santa Sede intese porre alla base del proprio intervento sulla scena internazionale (16)." (pag 201-203) [(10) Sull'atteggiamento della Santa Sede, e in particolare del papa, cfr. A. Martini, 'Pio XI, la pace e gli accordi di Monaco', 'La Civiltà Cattolica', 1975, v.3, pp. 457-72 (...); (11) Il riferimento è alla nota distinzione tra 'tesi' e 'ipotesi' resa famosa dalla formulazione proposta da mons. Dupanloup nel 1865 (...); (12) E. Poulat, 'Une église ébranlée. Changement, conflit et continuité de Pie XII à Jean Paul II', Castermann, Tournai, 1980, p.20 (...); (13) L'episodio, raccontato molti anni dopo dal card. Antonio Samoré in un articolo apparso su 'L'Osservatore Roano', è riportato da C.F. Casula, 'Domenico Tardini', cit., p. 156; (14) Cfr. S. Friedlander, 'Pio XII et le IIIe Reich. Documents', posface de A. Grosset, ed. du Seuil, 1965, p. 24; (15) È noto come nelle intenzioni di Pio XI vi fosse un'enciclica sull""unità del genere umano", destinata a condannare inequivocabilmente l'antisemitismo e con esso ogni forma di razzismo, e che a tal fine nel giugno del 1938 avesse dato l'incarico al gesuita americano p. La Farge di avviare i lavori preparatori; il progetto fu definitivamente interrotto alla morte del pontefice. Questo fatto ha contribuito ad acuire l'impressione, suscitata negli studiosi anche da altri episodi, di un certo qual isolamento politico di cui Pio XI sarebbe stato fatto oggetto, negli ultimi tempi, da parte dei suoi più stretti collaboratori e della stessa segreteria di Stato. Sul tema dei rapporti non sempre lineari tra Santa Sede e Chiesa e mondo cattolico tedeschi da una parte e nazismo dall'altra (dall'iniziale condanna dell'ideologia nazista all'appoggio fornito alla presa del potere di Hitler, al concordato con il III Reich, alla guerra di Spagna e fino allo scoppio della seconda guerra mondiale), cfr. G. Miccoli, 'La S. Sede nella seconda guerra mondiale', cit., pp. 195-219 e 278-308; cfr. inoltre il più recente saggio dello stesso autore 'Santa Sede e chiesa italiana di fronte alle leggi antiebraiche del 1938', 'Studi Storici', 29 (1988), n. 4, pp. 821-902; (16) Cfr. I. Garzia, 'Pio XI e l'Italia'; cit., passim]  [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 

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