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Il fenomeno della resistenza alla leva negli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam PDF Stampa E-mail
TEODORI Massimo, Stati Uniti: i renitenti di Berkeley. L' ASTROLABIO, MENSILE, DIRETTORE FERRUCCIO PARRI ROMA, N. 19, 12 MAGGIO 1968, pag 24-27. ['Di fronte al servizio militare si sta sviluppando una opposizione che ha solo pochi punti di somiglianza con il rifiuto tradizionale dell'obiettore di coscienza: vi sono delle nuove qualità che fanno della protesta antimilitarista un fenomeno del tutto nuovo e sconosciuto nella stessa storia americana. Non si tratta più di una somma di casi individuali, risolvibili a livelli di servizi alternativi non combattenti o di servizi civili, ma di una vera e propria azione di 'disobbedienza civile di massa', organizzata secondo tempi e modi coordinati su scala nazionale. Il rifiuto di indossare la divisa viene sempre meno considerato un «fatto di coscienza » e sempre più una forma di «lotta politica», in cui la critica all'esercito come strumento di sterminio nel Vietnam si accompagna all'analisi delle strutture politico-economiche del paese con la messa a fuoco della natura permanentemente aggressiva del cosiddetto «complesso militare-industriale» e la necessità di una strategia di opposizione. Il movimento 'Resistence' è cresciuto nel corso del 1967 parallelamente alla sempre maggiore richiesta di contingenti di leva (negli Usa la leva è obbligatoria ma non universale, cioè procede con la chiamata di scaglioni successivi a seconda delle richieste nazionali e seguendo criteri di qualificazione che sono diversamente interpretati da Stato a Stato) assorbiti dalla scalata della guerra vietnamita. Quanti sono i renitenti? Avere un'idea delle dimensioni nazionali della «resistenza» è arduo a causa della mancanza di statistiche ufficiali in proposito e delle parziali indicazioni che la grande stampa rende di pubblico dominio. Inoltre la gamma delle posizioni antimilitari è talmente vasta che solo attraverso delle cifre parziali è possibile valutare il fenomeno nel suo complesso. Nancy Hunn e Bruce Brugmann in una recente inchiesta condotta per il settimanale 'The Big Guardian' hanno scritto che «se si potesse mettere precisamente insieme il numero degli 'awols' (assenti ingiustificati dall'esercito), obiettori di coscienza, dei bruciatori di 'draft cards', dei trasgressori che vivono in clandestinità, il totale enorme sarebbe senza dubbio la più impressionante singola statistica della nostra generazione. Mai prima nella storia degli Stati Uniti ci sono stati così tanti giovani ribellati al Paese, al punto di essere imprigionati, di rinunziare alla cittadinanza e di ipotecare le loro future carriere, e così pochi che volessero servire il loro Paese in tempo di guerra». Alla Università di Harvard una recente inchiesta demoscopica tra i giovani in età di leva ha rivelato che il 26% rifiuterà il servizio militare o andando in carcere o lasciando gli Stati Uniti e che il 6% combatterà l'arruolamento nelle corti attraverso mezzi legali (situazioni familiari disagiate, dichiarazioni di disturbi psichici, attestazione di omosessualità, obiezione di coscienza). (,,,,)' (pag 24-25)] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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