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Il catalogo degli stereotipi nazionali sosteneva che i nuovi immigrati erano carenti in intelligenza PDF Stampa E-mail
GOULD Stephen J., Quando i cavalli avevano le dita. Misteri e stranezze della natura. FELTRINELLI. MILANO. 1989 pag 415 8°  prologo, note, foto, illustrazioni, bibliografia, indice nomi argomenti; Collana Universale Economica Feltrinelli. Stephen Jay Gould, professore di geologia, biologia e storia della scienza ad Harvard, unisce la preparazione scientifica di prim'ordine a un'eccezionale capacità di divulgazione. E' stato nominato scienziato dell'anno dalla rivista 'Discover'. Ha già pubblicato in Italia con Feltrinelli: 'Il sorriso del fenicottero' (1987), 'La freccia del tempo, il ciclo del tempo' (1989) e 'La vita meravigliosa' (1990). ['Nell'aprile del 1925, C.B. Davenport, uno fra i principali genetisti d'America, scrisse a Madison Grant, autore del libro 'The Passing of the Great Race' e il più famigerato razzista americano della bennata tradizione 'yankee': "I nostri avi incalzarono i battisti dalla Massachusetts Bay nel Rhode Island, ma noi non abbiamo un posto dove scacciare gli ebrei". Se l'America era diventata troppo piena per fornire posti dove relegare gli indesiderabili, essi dovevano essere tenuti fuori. Davenport aveva scritto a Grant per discutere un pressante problema politico del tempo: l'istituzione di quote di immigrazione negli Stati Uniti. Gli ebrei rappresentavano un potenziale problema per i sostenitori più accesi di restrizioni all'immigrazione. Dopo il 1890 il carattere dell'immigrazione americana era mutato marcatamente. Gli immigrati più simpatici, gli inglesi, i tedeschi e gli scandinavi, che avevano predominato in precedenza, erano stati sostituiti da orde di immigrati più poveri, più scuri e meno familiari, provenienti dall'Europa meridionale e orientale. Il catalogo degli stereotipi nazionali proclamava che tutti questi popoli - primariamente gli italiani, i greci, i turchi e gli slavi - erano carenti per natura sia in intelligenza sia in moralità. Gli argomenti a favore della loro esclusione potevano essere motivati dal desiderio di preservare incontaminato il ceppo americano che essi minacciavano. Gli ebrei presentavano però un dilemma. Lo stesso catalogo razzista attribuiva loro vari tratti indesiderabili, comprese l'avarizia e l'incapacità di assimilarsi, ma non li accusava di stupidità. Se un'ottusità innata doveva essere la giustificazione scientifica "ufficiale" per escludere gli immigranti provenienti dall'Europa orientale e meridionale, come si potevano tener fuori dall'America gli ebrei? La possibilità vista con maggior favore consisteva nel sostenere che il vecchio catalogo era stato troppo generoso e che, contrariamente al suo stereotipo popolare, l'ebreo dopo tutto era stupido. Vari studi "scientifici" condotti fra il 1910 e il 1930, quando la grande controversia sull'immigrazione raggiunse il suo culmine, pervennero a questa conclusione ferventemente desiderata. Come esempi di deformazione dei fatti per farli corrispondere alle attese, o di cecità di fronte ad alternative evidenti, questi studi sono unici. Questo saggio è la storia di due studi famosi, compiuti in nazioni diverse che esercitarono una diversa influenza (...) (studi di H.H. Goddard negli Usa e Karl Pearson, in Inghilterra, ndr)' (pag 293) ['Scienza e immigrazione ebraica']] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

  

Il catalogo degli stereotipi nazionali proclamava che tutti questi popoli - primariamente gli italiani, i greci, i turchi e gli slavi - erano carenti per natura sia in intelligenza sia in moralitą
 
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