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Lo 'sturm und drang' finanziario della Fiat nel corso della crisi del 1907-1909 PDF Stampa E-mail
MORI Giorgio, La Fiat dalle origini al 1918. CRITICA MARXISTA. ROMA. N. 6, NOVEMBRE-DICEMBRE 1970 pag 72-99 8°  note. ['Due anni dopo, nel pieno dello scandalo esploso all'annuncio dell'inchiesta giudiziaria, Giovanni Agnelli, offrendo all''Avanti!' una delle sue rare esibizioni pubblicistiche, affermerà che la «depressione del 1907-1908 non fu creata dalla Fiat ma da questa subita», aggiungendo poi con pesante e magari ricercata ironia- l'uomo doveva esserne capace - che «... nell'industria automobilistica si originarono anche fortune, ma che nell'alterna vicenda dei giochi di borsa è solo chi perde quello che si fa vivo e grida...». Ma avevano ragione da vendere tanto il quotidiano socialista quanto Luigi Einaudi a parlare, allora e in tempi successivi, di "parco buoi" condotto al macello. Fuori di metafora, di centinaia e forse di migliaia di modesti risparmiatori, illusi dall'ascesa travolgente dei titoli prima ed indotti perciò a comprare e rovinati poco dopo dal repentino crollo, obbligati come furono a vendere a 10 ciò che avevano pagato 100, 500 e fors'anche di più. Nel dare la notizia del formale rinvio a giudizio dei dirigenti della Fiat - e fu il primo giornale a farlo - l''Avanti!' riassumerà seccamente in un articolo firmato «remengo» uscito il 12 agosto 1909 il significato di questa specie di 'sturm und drang' finanziario della Fiat (...). Il 25 maggio 1912 - erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni - giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il Pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l'ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell'ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. È nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell'impresa torinese. «Grande bandito dell'industria», così Gramsci apostrofava Giovanni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi - e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie - a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori «...avevano saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l'accanita concorrenza delle migliori case straniere...» concludendo poi che «... essi erano allora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti». I due giudizi non sono necessariamente contraddittori. La «vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo» intravista da Marx li aveva pure sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat - a differenza di numerosi altri - non ne rimasero travolti. Il «termine medio inevitabile», il «male necessario», la produzione di merci e di plusvalore al tempo stesso insomma, era stata oggetto di attenzione e di cure almeno pari alla spietata decimazione del "parco buoi" che li aveva condotti fin sulla porta del carcere']  [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
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