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Keynes e la politica economica finanziaria inglese all'inizio della seconda guerra mondiale PDF Stampa E-mail
GALBRAITH John Kenneth, Soldi. Conoscere le logiche del denaro per capire le grandi crisi. RIZZOLI. MILANO. 2013 pag 381 8°  premessa, note, ringraziamenti, indice nomi; Collana Bur Saggi. J.K. Galbraith (1908-2006) economista di fama mondiale, ha insegnato nelle Università di Princeton, Cambridge e Harvard. Ha pubblicato 'Il grande crollo', 'Storia dell'economia', e 'L'economia della truffa' (Bur). ['La seconda guerra mondiale arrivò in Gran Bretagna negli Stati Uniti solo gradatamente. Dagli ultimi giorni dell'estate del 1939 all'invasione della Francia nel maggio dell'anno successivo, gli inglesi potevano ancora credere; per quanto improbabile possa apparire a distanza di anni, di riuscire a evitare un conflitto di dimensioni planetarie. E negli Stati Uniti, fino alla caduta della Francia, la speranza prevalente era di rimanerne fuori. Solo a poco a poco, nei mesi successivi questa speranza lasciò il posto alla paura che gli Stati Uniti potessero non esservi coinvolti e che Hitler potesse trionfare. La conseguenza fu in entrambi i paesi un periodo dedicato alla pianificazione, che coincise di fatto con le insistenze da parte dei rispettivi governi di dimostrare, per rassicurare l'opinione pubblica, che tale pianificazione era effettivamente in corso. E una sua parte non trascurabile riguardava l'economia. In entrambi i Paesi la pianificazione economica risentiva molto del nuovo modello fiscale keynesiano. La politica proposta in tempo di pace contro la disoccupazione avrebbe funzionato anche in tempo di guerra contro l'inflazione; sarebbe bastato sostituire alla spesa pubblica destinata ad aumentare l'occupazione una tassazione più alta al fine di limitare la domanda e i consumi civili. Queste restrizioni avrebbero reso disponibili per le necessità militari manodopera, impianti e materie prime. Il nocciolo del discorso era questo; per il resto si trattava solo di dettagli. Che la pianificazione britannica si conformasse al modello keynesiano non era certo sorprendente, in quanto il suo più influente architetto era proprio Keynes. Nei mesi di preparazione, egli aveva espresso dettagliatamente le sue opinioni prima sul "Times" e poi in un opuscolo a vasta diffusione dal titolo 'Come pagare i costi della guerra' (1). Alle necessità basilari della vita - cibo, affitto, abbigliamento indispensabile - si sarebbe provveduto in quantità sufficienti e a prezzi stabili. Se i costi fossero saliti, si doveva intervenire con sussidi per mantenere la stabilità dei prezzi, eliminando così qualsiasi giustificazione degli aumenti salariali. La stabilità salariale era infatti importante. Per il resto la domanda aggregata, o potere d'acquisto della nazione, sarebbe stata mantenuta più o meno in equilibrio con l'offerta dei beni disponibili per l'acquisto ai prezzi correnti. Questo obiettivo sarebbe stato raggiunto sia con la tassazione sia con un'altra innovazione keynesiana, il risparmio obbligatorio. Sarebbe stata cioè effettuata una trattenuta sui salari, sugli stipendi e sui redditi d'ogni tipo, da restituirsi con i relativi interessi dopo la guerra. Dopo la buia esperienza degli anni Trenta, questo rinvio al potere d'acquisto dell'immediato dopoguerra sarebbe stato certamente uno stimolo assai gradito. Il postulato fondamentale era la riduzione o l'eliminazione di potere d'acquisto. Keynes diceva: «L'unico modo di evitare l'inflazione consiste nel ritirare dal mercato, con la tassazione e con la dilazione, una sufficiente percentuale del potere d'acquisto dei consumatori, in modo da eliminare una forza che spinge irresistibilmente all'aumento dei prezzi» (2). Al controllo diretto dei prezzi o al razionamento si attribuiva invece un'importanza secondaria: «Una qualche forma di razionamento e di controllo dei prezzi dovrebbe essere inclusa nel nostro progetto e potrebbe essere un prezioso 'complemento' della nostra proposta 'fondamentale' (3). A Washington, come già qualche anno prima, la reazione alle nuove idee di Keynes fu più immediata e rispettosa che a Whitehall. Di conseguenza, venne prospettato un piano sostanzialmente simile. A Washington però c'era anche una alternativa. Richiamandosi alle sue esperienze della Prima guerra mondiale, Bernard Baruch insisteva nel sostenere che nell'eventualità di un altro conflitto l'unico provvedimento sarebbe stato il controllo generale dei salari e dei prezzi' (pag 263-265) [(1) John M. Keynes, 'How to Pay for the War', Harcourt Brace and Co., New York, 1940; (2) Ibidem, p. 51; (3) Ibidem, p. 51] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]




 
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