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La solare Odessa, la «porta di Dio», come da sempre la chiamano i suoi abitanti PDF Stampa E-mail
BABEL' Isaak, a cura di Costantino DI-PAOLA, Odessa. MARSILIO. VENEZIA. 1998 pag 284 8°  'Perché 'Odessa'', introduzione di Costantino DI-PAOLA: 'Le parole del sole. Ovvero le leggende del grande mistificatore', testo a fronte, appendice: 'Quadretti odessiti', note, bibliografia, traduzione del curatore; Le Betulle, Collana di classici russi, diretta da Cesare G. DE-MICHELIS, Letteratura universale Marsilio. ['Babel' scrive che fu Gorkij il primo a parlare del sole in un libro russo, che la letteratura russa doveva liberarsi di Pietroburgo, fuggire dalla pesante cappa di nebbia che l'opprimeva, soffocando e snaturando l'uomo. «Si avverte la necessità di rinnovare il sangue», dice. E perché ciò potesse avvenire la letteratura russa doveva cantare il sole. Solo «dall'astro della vita» e dal respiro del meridione, dalla sua calura, dalle steppe assolato, lambite dal mare, sarebbe potuto venire il nuovo messia delle lettere russe. Il nuovo Maupassant, il Maupassant russo, sarebbe venuto,  - dice ancora Babel', - dal fecondo e vivificante meridione della Russia, dalla solare Odessa, la «porta di Dio», come da sempre la chiamano i suoi abitanti. E Bab-El' («la porta di Dio» è lo pseudonimo con cui firma il suo primo e singolare scritto programmatico, 'Odessa'. Quando Babel' varca questa porta si riversano nella letteratura russa il sole e l'idioma del meridione. Il sole fiammante della rivoluzione e l'astro nascente di Odessa, la complessione allucinata e visionaria dello stile e il gioioso metaforizzarsi della parola illuminano la sua stagione creativa più libera e felice. Nascono così 'L'armata a cavallo' e i racconti del ciclo di Odessa. Il 20 aprile del 1920 la Polonia decreta la mobilitazione generale e cinque giorni dopo attacca le forze sovietiche nell'Ucraina nord-occidentale. Quando gli eserciti di Pilsudski, attraversata l'Ucraina, occupano Kiev e si attesta sulla riva sinistra del Dniepr, i bolscevichi sferrano una violenta controffensiva cui prende parte anche la leggendaria Prima armata di cavalleria cosacca comandata da Semen Budennyi, inverosimile mescolanza di genti e di parlate, di eroi e di codardi, di asceti e di bravacci. Aggregato alla sesta divisione come corrispondente dell'agenzia telegrafica Jug-Rosta, l'ebreo Isaak Babel', nascosto sotto la falsa identità di Kirill Ljutov, vive l'esperienza più esaltante e disperata della sua vita. «Ljutov, - ha scritto Simon Markis, - à la metà ebraica di Babel', che aspira ardentemente ad acquisire l'altra sua metà, la sua metà rivoluzionaria, bolscevica, senza per questo perdere la prima. Ljutov-Babel' non sa dove andare. Il vecchio mondo da cui è fuggito, ma che lo attira, lo trattiene, è stato sostituito da un mondo nuovo al quale egli aspira con tutto il suo essere, ma che non lo accetta e lo terrorizza con la sua bestialità e ferocia. La solitudine e la disperazione dell'intellettuale nella rivoluzione - conflitto frequente nella letteratura degli anni venti - è in Babel' accentuata dalla solitudine dell'ebreo, un ebreo di una specie particolare, diviso in due nel suo rapporto con il giudaismo come l'intellettuale è diviso nel suo rapporto con la rivoluzione» (2) (pag 11-12) [introduzione di C. Di Paola] [(1) J. Pilsudski (1867-1935), militare e uomo politico polacco (...); (2) S. Markis, 'La litterature russe-juive et Isaak Babel', in "Cahiers du Monde russe et soviétique", 1977, XVIII, 1-2] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
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