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L'estrema coerenza di d'Holbach con la quale egli affronta il problema religioso PDF Stampa E-mail
BORRELLI Armando, L'ateismo militante del barone d'Holbach. (Rassegne) (Libri e problemi) IL PONTE, VALLECCHI EDITORE FIRENZE, N° 3, MAGGIO-GIUGNO 1988, pag 153-159. ['In particolare consiglierei di leggere sia il suo 'Sistema della natura', nel quale egli espone la concezione materialistica degli enciclopedisti, differenziandosi in parte da questi ultimi per l'estrema coerenza con la quale egli affronta il problema religioso; sia 'Il buon senso', riproposto da Garzanti nel 1985 con prefazione di Sebastiano Timpanaro. Si tratta di opere che il barone dovette pubblicare clandestinamente in Olanda o a Londra, sotto falso nome. Pierre Naville in 'D'Holbach e la filosofia scientifica del XVIII secolo' (Milano, Feltrinelli, 1976) documenta le principali condanne subite dalle opere del barone dopo il 1815. Tali condanne giustificano la prudenza del barone, specialmente quando affrontò questioni di carattere religioso. Il suo era un ateismo militante di grande coerenza e, secondo Naville, egli era in stato d'insurrezione permanente contro la Chiesa. Esercitò una grande influenza sugli illuministi del suo tempo, gran parte dei quali frequentavano il suo salotto (e la sua sala da pranzo). Secondo Timpanaro, anche Giacomo Leopardi dovette aver letto alcune opere del barone e il suo materialismo ne fu influenzato. (...) Come sottolinea Pierre Naville, per il barone il male è il dato primordiale dell'universo: se Dio esistesse sarebbe l'autore di tutto il male del mondo. Di qui la collera del libero pensatore contro l'impero clericale, contro i dogmi che spingono alla disperazione e dietro i quali non è difficile scorgere il gioco degli interessi potenti. «Si vuole che, formando l'universo, Dio non abbia avuto altro scopo che il rendere felice l'uomo. Ma, in un mondo fatto apposta per lui e governato da un Dio onnipotente, l'uomo è effettivamente felice? I suoi godimenti sono durevoli? I suoi piaceri non sono misti a dolore? Il genere umano non è la vittima perpetua dei mali fisici e morali? Questa macchina umana che ci viene additata come un capolavoro dell'industria del creatore non si guasta in mille modi? Rimarremmo ammirati dall'abilità di un artigiano che ci facesse vedere una macchina complicata, pronta a incepparsi ad ogni istante e destinata, dopo qualche tempo, a frantumarsi da sé?». Ed ancora: «Tutto ciò che avviene nel mondo ci mostra, nel modo più chiaro, che esso non è governato da un essere intelligente... Il fine di Dio, dicono, è la felicità della nostra specie: eppure una stessa necessità determina la sorte di tutti gli esseri sensibili, i quali non nascono che per soffrire molto, godere poco e morire. La coppa dell'uomo è piena di un misto di gioia e di amarezza; dappertutto c'è il bene, ma accanto c'è il male...». È ancora il barone a ricordare che Lattanzio attribuisce a Epicuro questa citazione: «O Dio vuole impedire il male e non può ottenerlo; o lo può e non lo vuole; o non lo vuole né lo può; o lo vuole e lo può. Se lo vuole senza poterlo, è impotente; se lo può e non lo vuole avrebbe una malvagità che non dobbiamo attribuirgli; se non lo può e né lo vuole, sarebbe insieme impotente e malvagio e quindi non sarebbe Dio; se lo vuole e lo può, donde viene dunque il male e perché Dio non lo impedisce?». Da più di duemila anni, commenta il barone, le persone sensate aspettano una soluzione ragionevole di questa difficoltà; e i nostri sapienti dicono che esse saranno rimosse soltanto nella vita futura" (pag 156)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
 

Ugualmente il barone d'Holbach ne 'Il buon senso' dirà che «tutti i principi religiosi sono una questione di pura immaginazione, in cui l'esperienza e il ragionamento non ebbero mai parte alcuna... Colui che combatte la religione e i suoi fantasmi con le armi della ragione somiglia a un uomo che si serve della spada per uccidere dei moscerini: vibrato il colpo, i moscerini le le chimere tornano a svolazzare e riprendono nelle menti il posto da cui si credeva di averli scacciati»
 
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