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1944. La distruzione totale della cittą di Varsavia ad opera dei nazisti PDF Stampa E-mail
COLOMBO Paolo, Varsavia 1944. Storia della distruzione di una città. SOLE 24 ORE. MILANO. 2022 pag 85 8°  prefazione, introduzione: 'L'urgenza di narrare una storia', note, bibliografia, ringraziamenti. Paolo Colombo è professore ordinario di Storia delle istituzioni politiche presso l'Università Cattolica di Milano, dove insegna anche Storia contemporanea. È autore di molti saggi e monografie. ['Sia per l'eroismo e la determinazione dei varsaviani, sia per le scelte strategiche dei tedeschi, l'insurrezione viene domata solo dopo 63 giorni. Himmler dà precise istruzioni di non fare prigionieri: "Bisogna incendiare e far saltare ogni gruppo di case". Vengono formate squadre speciali addette alla demolizione sistematica di tutto ciò che resta in piedi. Già la fase di repressione dell'insurrezione coincide dunque con l'avvio della distruzione di Varsavia. (...)" (pag 57); "Al posto della città, alla fine, si erge un cumulo di 20 milioni di metri cubi di macerie. Si sono rasi al suolo fin i muri bruciati. Di circa un migliaio di edifici di valore storico ed artistico se ne salvano tra i 30 e i 60, dipende ovviamente dai criteri che si impiegano, ma comunque, in sostanza, una percentuale a mala pena del 5% (31). Nella bellissima piazza del Mercato rimangono in piedi due soli palazzi (...). Vengono distrutte 25 chiese, viene incendiato il politecnico e la quasi totalità degli stabili dell'università; vengono distrutte 64 scuole medie e 81 scuole elementari, vengono date alle fiamme 14 biblioteche, tra cui la biblioteca nazionale, e vengono bruciati la maggior parte degli archivi. L'Archivio Centrale perde 1.400.000 unità, corrispondenti all'80% di perdite, l'Archivio degli Atti Antichi 600.000 unità, pari all'85%, l'Archivio del Tesoro 809.000 unità (100%), l'Archivio degli Atti Nuovi 1.200.000 unità (95%) e infine l'Archivio Comunale 363.000 unità (100%). Nella Biblioteca Zamoyski i tedeschi danno alle fiamme circa 100 mila tra stampe, monete, mappe, incisioni ed atlanti antichi.  Brucia quanto si era conservato della Biblioteca del Re di Polonia Sigismondo Augusto, una delle maggiori raccolte di diplomi in pergamena, assieme alle più antiche cronache polacche scritte da Dlugosz, Galle e Wincenty, Kadlubek. Due giorni prima che la città venga liberata, la Biblioteca Pubblica viene data alle fiamme, così come i suoi ricchi magazzini. La quasi totalità dei monumenti - quello a Chopin, per dirne uno, o la colonna di Sigismondo, altro simbolo della città - viene distrutta. Si vuole cancellare il ricordo anche visivo di un'identità nazionale. Secondo Adolf Ciborowski (32), al termine dell'occupazione tedesca i danni inferti dai nazisti alla città saranno così ripartiti: Ponti stradali e ferroviari sulla Vistola 100%; Teatri e cinema 95%; Industrie 90%; Strutture sanitarie 90%; Monumenti storici 90%; Infrastrutture tramviarie 85%; Case 72%; Scuole e Università 70%; Alberi in parchi e giardini 60%; Elettricità 50%; Condutture gas 46%; Fornitura acqua 30%; Strade 30%. E mentre a Dresda, Coventry o Rotterdam la distruzione avviene principalmente per via aerea, a Varsavia i danni causati dai bombardamenti sono, proporzionalmente, assai contenuti: qui siamo in presenza di qualcosa di diverso, e per certi terrificanti aspetti, di unico. Qui non siamo neanche a Hiroshima o a Nagasaki. Perché Dresda, Coventry, Rotterdam, Hiroshima, Nagasaki, sono tutti esempi di bombardamenti aerei (tanto tedeschi quanto alleati) di città nemiche non occupate. Varsavia nel 1944 è invece già in mano a chi la raderà al suolo: città ribelle sì, ma comunque occupata. Dopo il primo terribile bombardamento del settembre 1939, agli albori della guerra, va detto che la Luftwaffe torna a bombardare la città durante la rivolta dell'estate 1944 (33): ma, dovrebbe oramai risultare chiaro, non sia lì il punto. Alla fine della guerra l'87% degli edifici è totalmente distrutto. Se ancora una cifra può tornare utile, stiamo parlando di oltre 10.000 edifici'] (pag 68-70)] [(32) Cfr. Adolf Ciborowski, 'Warsaw: a City Destroyed and Rebuilt', Varsavia, Intrapress Publishers, 1968; (33) Cfr. Jeffry M. Diefendorf, 'Rebuilding Europe's Bombed Cities, New York, St. Martin's Press, 1990, pag 77-80] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
   
  

 
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