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Il movimento di Dolcino, lotta al potere della Chiesa e precursore delle idee socialiste PDF Stampa E-mail
FRANCESCOTTI Renzo, a cura di Giancarlo BERTONE, Passione di Fra Dolcino e Margherita. EDIZIONI UCT. TRENTO. 1980 pag 102 8°  presentazione di Nives FEDRIGOTTI, introduzione: 'Il sogno libertario di Fra Dolcino e Margherita - La dottrina di Dolcino - La resistenza armata nel Piemonte - conclusione' (pag 13-30); Poesie e ballate, illustrazioni tavole originali di Rosanna CAVALLINI; Collana Produzione artistica; Supplemento alla rivista di politica culturale "Uomo - città - territorio" n: 58. ['Il concetto evangelico dell' uguaglianza tra gli uomini, quello di un sacerdozio laico, senza consacrazione, la partecipazione attiva della donna all'apostolato sono tutti elementi che si inseriscono in u generale processo di laicizzazione della vita spirituale e politica, come passaggio obbligato dal Medio Evo all'età moderna' (dalla presentazione di Nives Fedrigotti, pag 12); 'La notorietà della vicenda di fra Dolcino ha inizio con la citazione di uno "storico" di eccezione: Dante Alighieri è il primo a parlare di lui, dedicandogli sei versi ("Inferno", c. XXVIII vv. 54-60) in cui, attraverso le parole di Maometto che esorta il poeta, ritornato a rivedere il sole, ad avvisare fra Dolcino che si armi affinché non sia sconfitto dalla fame e dalla neve, traspare la simpatia per la lotta sostenuta dal capo degli Apostolici. Un atteggiamento simile accomuna Dante e Dolcino, entrambi uomini di fortissima fede ma, allo stesso tempo convinti che la Chiesa derivava tutti i suoi mali dal potere temporale che esercitava. Ci pare abbastanza significativo che Dante, pur di parlare di fra Dolcino, compia una forzatura temporale, anticipando l'assedio degli Apostolici di 6-7 anni, riportandolo al 1300. Da allora in poi la vicende dolciniana ha sempre avuto notorietà attraverso i secoli, sia attraverso i commentatori della "Divina Commedia" il più importante dei quali, per quel che ci riguarda, è indubbiamente Benvenuto da Imola ("Comentum super Dantis Aligherii comoediam"); sia attraverso i cronisti del tempo: la prima del cosiddetto Anonimo Sincrono ("Historia fratris Dulcini heresiarche") e l'altra di Bernardo Gui, inquisitore poi promosso vescovo ("De secta illorum qui se dicunt esse de ordine apostolorum"). Entrambi queste opere vennero pubblicate dal Muratori nella sua raccolta di studi sul movimento dolciniano, sia da parte di storici italiani come il Baggiolini ("Dolcino e i Patareni" ed. Artaria, Novara, 1838) che stranieri come il Krone ("Fra Dolcino und di Patarener", Lipsia, 1844). Ma l'esplosione di interesse, non più solamente storico, ma politico intorno alla storia di fra Dolcino si ebbe nel 1907: quell'anno segnava il sesto centenario del rogo a Vercelli di Fra Dolcino e Margherita da Trento. In un clima di violente polemiche tra laici e clericali fu celebrata la data, rievocando, da parte dei laici, il movimento dolciniano, come anticipatore della lotta al potere temporale della Chiesa e precursore delle idee socialiste. Furono annunciate le celebrazioni che si sarebbero tenute a Novara, Vercelli e nel Biellese, i luoghi che avevano visto la nascita, la lotta e il rogo di Dolcino; venne annunciato che si sarebbe eretto un obelisco su monte Rubello (così detto dai ribelli dolciniani che vi trovarono l'ultimo rifugio prima di esservi massacrati tutti, anticamente chiamato Zebello e infine Mazzaro). (...) Il 20 e 21 luglio si svolsero sul monte Rubello le celebrazioni in onore di San Bernardo con la presenza del vescovo di Biella e con l'indulgenza plenaria assicurata ai fedeli confessati e comunicati che avessero visitato in preghiera il santuario. Intanto fu eretto da un apposito comitato l'obelisco e l'8 agosto vi fu murata una lapide con il testo: "Nel VI centenario del Martirio - A Fra Dolcino rivendicato - Il popolo - 1307-1907". Infine l'11 agosto, presenti le logge massoniche della zona, le sezioni e i circoli socialisti, le società operaie, cooperative e unioni di lavoratori, un corteo di diecimila persone arrivò a monte Rubello ai piedi dell'obelisco che venne solennemente inaugurato. Il fascismo non risparmiò quel monumento ad un uomo in odore di "socialismo" e nel 1927, vent'anni dopo che era stato eretto, fu abbattuto. Dovettero passare quasi cinquant'anni perché sulle rovine dell'obelisco fosse costruito un piccolo cippo. (cfr. Elena Rotelli, "Fra Dolcino e gli Apostolici nella storia e nella tradizione", Claudiana editrice, Torino, 1979, Cap. VI)' (pag 13-15; introduzione)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

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