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In Germania fin dal 1933 comincia l'azione dell'opposizione tedesca contro il nazismo PDF Stampa E-mail
ENRIQUES AGNOLETTI Enzo, Italia Germania: 25 luglio '43 - 20 luglio '44. Un convegno. (Rassegne) IL PONTE, RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA, LA NUOVA ITALIA FIRENZE, N. 3, MAGGIO-GIUGNO 1984, pag 126-128. ['Per ricordare l'attentato a Hitler del 20 luglio 1944 è stato tenuto a Berlino Ovest, dal 2 al 6 luglio, a un notevole livello storiografico, un convegno che ha trattato di tutti gli aspetti della Resistenza tedesca, o, per essere più esatti del 'Widerstand' tedesco. La parola Widerstand non corrisponde al significato che noi diamo alla parola Resistenza. Quest'ultima, infatti, si riferisce al periodo dopo l'8 settembre, quando si è iniziata la «guerra per bande». Sarebbe meglio, in Italia, chiamarla lotta di liberazione. Infatti «Resistenza» proviene dal francese 'Résistance' e rappresenta l'interpretazione gollista degli avvenimenti. La Francia aveva perduto una battaglia, diceva De Gaulle, non la guerra; poteva ancora continuare, cioè resistere e vincere. Noi non avevamo perduto la guerra contro i tedeschi. Così il periodo che va dagli inizi del fascismo al 25 luglio lo descriviamo piuttosto come storia dell'antifascismo, dell'opposizione, delle cospirazioni. Se quindi il 'Widerstand' tedesco non ha avuto gli sviluppi militari di tutti gli altri paesi europei, per quanto riguarda l'Italia lo dobbiamo confrontare con il periodo del fascismo al  potere. In Germania dal 30 gennaio 1933, data della chiamata di Hitler alla Cancelleria, fino al suo suicidio nel bunker di Berlino, l'azione dell'opposizione tedesca - da parte dei movimenti operai e sindacali, delle chiese o meglio, e più, dei movimenti di ispirazione cristiana, di settori della borghesia e dell'esercito (questi ultimi in relazione all'andamento della guerra) - è stata interrotta, molto più vasta che non quella dell'antifascismo in Italia, e soprattutto repressa con una ferocia da noi sconosciuta. Le vittime sono state decine di migliaia. Ma con la distruzione di ogni organizzazione popolare (sebbene gruppi di oppositori, nelle fabbriche e altrove, venissero continuamente scoperti e distrutti), l'unica possibilità di rovesciamento del regime poteva venire o dall'esterno, con la guerra, o dall'interno, con l'azione dei militari, nell'ambito di quello stato maggiore dove gli Junker, i nobili prussiani, erano in prevalenza e nel cui ambito l'omertà era fortissima. (...) L'attentato del 20 luglio 1944 fu l'unico tentativo, disperato ma serio, preparato da anni di discussioni, di difficili accordi fra gruppi, con la partecipazione perfino di esponenti socialdemocratici, anche se la prevalenza era di elementi conservatori come Goerdeler, l'ex sindaco di Lipsia, e di ufficiali che ormai avevano abbandonato la speranza di salvare anche una sola parte delle conquiste tedesche e che si impegnarono, soprattutto per ragioni morali, a salvare - come essi dissero - per il futuro il  buon nome della Germania (...). Lo storico polacco Jergi W. Borejsza in una comunicazione mette a confronto il 25 luglio 1943 in Italia con il 20 luglio 1944 in Germania. Nonostante la diversità dei risultati, l'analogia è abbastanza profonda. I due tentativi provengono da ambienti che, per anni, più o meno riluttanti (in questo più riluttanti certi congiurati tedeschi) hanno appoggiato Mussolini e Hitler, e che solo per l'andamento della guerra si sono spinti a cercar di trovare una via d'uscita (...). [Lo storico polacco] conclude più o meno così: in Italia c'erano gli oppositori  e c'era il movimento; in Germania c'erano gli oppositori, ma non c'era più, non c'è mai stato fino alla fine il movimento (naturalmente negli ambienti che gestivano il potere)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org
 
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