spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home arrow News arrow Il compito del giornale comunista «č quello di destare la coscienza comunista dei suoi lettori»
Il compito del giornale comunista «č quello di destare la coscienza comunista dei suoi lettori» PDF Stampa E-mail
SALVETTI Patrizia, La stampa comunista da Gramsci a Togliatti. UGO GUANDA EDITORE. MILANO. 1975 pag 414 8°  premessa, note, rassegna dei quotidiani e dei periodici; Centro di studi e ricerche su giornalismo 'Gino Pestelli' di Torino.  Patrizia Salvetti lavora dal 1972 presso l'Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma e presso l'Istituto di Sociologia della Facoltà di Scienze statistiche della stessa Università. Ha pure collaborato a un programma di ricerche del CNR. Ha pubblicato saggi su alcune riviste: 'Alcune considerazioni sul PCI e la svolta di Salerno' ('Storia e Politica', 1973) e 'Le interpretazioni del risorgimento nella stampa del Partito Comunista d'Italia' (rivista 'Trimestre', 1975). ['Con l'uscita del "Comunista", che viene diretto personalmente da Bordiga, la stampa del partito  - come del resto tutta la sua organizzazione - assume un carattere estremamente centralizzato, in base a quanto era sancito nello statuto approvato dal congresso di fondazione del PCdI (6). La creazione di un Ufficio Stampa comunista allo scopo di curare la diffusione del notiziario comunista nazionale e internazionale risponde a questa esigenza (6bis). È questa una delle più radicali differenze che caratterizzano il nuovo partito rispetto al partito socialista, che concedeva ai suoi organi di stampa una sostanziale autonomia locale. Tuttavia (...) sulle pagine degli organi di stampa comunista compaiono, almeno fino a quando le situazioni di scontro politico interno al partito non saranno più conciliabili, firme di dirigenti che presentano posizioni contrapposte al suo interno: non manca, cioè, sulla stampa comunista l'aspetto della discussione sui più vari problemi, da quelli politici interni ed internazionali a quelli culturali, economici ed anche «editoriali». Ad esempio sulla «Rassegna Comunista» (7), il quindicinale teorico del partito ispirato direttamente da Bordiga, troviamo un interessante articolo di Adalberto Fogarasi a proposito della funzione di «controinformazione» che deve avere un giornale comunista il cui compito, secondo l'autore, «è quello di destare la coscienza comunista dei suoi lettori»: piuttosto che pubblicare articoli teorici e ideologici che non hanno diretto riscontro con gli avvenimenti quotidiani, un giornale comunista deve smascherare i periodici borghesi, provandone l'infondatezza e la faziosità dell'informazione. Sempre secondo l'autore, il modo più proficuo per risolvere l'annoso problema dell'accessibilità alla differenziata preparazione politico-culturale dei lettori comunisti è quello di una «collaborazione spregiudicata e senza prevenzioni» tra lettori e redazione e cita, tra i giornali italiani, il quotidiano torinese «L'Ordine Nuovo» per avere spesso realizzato tale collaborazione nella rubrica «cronache torinesi» in cui compaiono spesso corrispondenze operaie sulla vita di fabbrica (8). Il dibattito sulla funzione e le caratteristiche che un giornale deve avere per definirsi «comunista» è presente in gran parte della stampa di partito. Il numero 39 dell'«Avanguardia», il settimanale dei giovani comunisti che dal febbraio 1921 esce a Milano, riporta una circolare del Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista, firmata da Zinoviev, in cui si espongono i principi in base ai quali «noi dobbiamo creare un nuovo tipo di giornale comunista, i cui principali collaboratori siano degli operai e che si sviluppi insieme con il movimento operaio stesso». Dopo aver criticato il fatto che «i nostri giornali rassomigliano, in modo che si può anche confonderli con essi, agli antichi giornali socialdemocratici, sia per il loro aspetto esteriore che per il loro indirizzo...» e aver constatato che «vi sono troppe parole difficili, straniere, troppi articoli interminabili e aridi», la circolare di Zinoviev dà le indicazioni di massima per realizzare un vero giornale comunista, portando come esempio la «Pravda» degli anni 1911-1913 e 1917: «esso non deve soltanto occuparsi della cosiddetta alta politica, ma deve invece consacrare almeno i tre quarti delle sue colonne alla vita e alle azioni degli operai... I nostri quotidiani devono diventare una vera scuola di comunismo». Il servizio di informazione - o di «controinformazione» - deve essere abbonante e variato, in modo da «fare concorrenza ai ricchi giornali della borghesia e a tutti gli altri». Per quanto riguarda la figura dell'operaio-collaboratore «Noi dobbiamo creare un nuovo tipo di «reporter comunista»... della gente che sappia servire la rivoluzione proletaria con la sua matita... occorrono meno resoconti e relazioni di discorsi parlamentari e più numerosi resoconti di assemblee operaie»" (pag 16-17-18) [(7) La 'Rassegna Comunista' comincia ad uscire a Milano alla fine di marzo 1921, con una diffusione limitata a 2000 copie; (8) Adalberto Fogarasi, 'I compiti della stampa comunista', 'Rassegna comunista', a. I., n. 7, 30 luglio 1921] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
< Prec.   Pros. >
spacer.png, 0 kB

Cerca nel sito

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB