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'I tedeschi hanno fatto irruzione nel ghetto, organizzando un vero e proprio pogrom...' PDF Stampa E-mail
BERG Mary, a cura di Frediano SESSI, Il ghetto di Varsavia. Diario, 1939-1944. EINAUDI. TORINO. 1992 pag 289 8°  prefazione di Frediano SESSI, note, bibliografia, Piantina del ghetto di Varsavia, cronologia, appendice; Collana ET. Mary Berg, il cui vero nome è Miriam Wattemberg, nasce a Lodz in Polonia nel 1924. In seguito all'occupazione nazista si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak, per essere poi imbarcati alla volta di New York. Il diario viene pubblicato per la prima volta negli Usa quando la guerra non è ancora finita. ["Il 16 maggio 1943 il ghetto di Varsavia veniva raso al suolo, definitivamente, ne rimaneva un cumulo di macerie, ma fu un'illusione dei nazisti pensare di poter distruggere anche il ricordo di quei terribili giorni. Mary Berg aveva lasciato il ghetto qualche mese prima, in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate, con sé, sotto gli occhi vigili dei nazisti, portò le pagine del suo diario. Quando iniziò a scriverlo, il 10 ottobre 1939, Mary Berg aveva 15 anni e un'incredibile capacità di osservare quegli stessi eventi dai quali si sentiva travolta. La sua attenzione ai fatti storici, tuttavia non impedisce mai l'emergere  dei sentimenti o di aspettative della sua vita privata di adolescente. Ne scaturisce un libro che, oltre al suo valore di documento, apre a interrogativi e a risposte di bruciante attualità. Sostenuto da una scrittura scarna e veloce, ricca di partecipazione emotiva e non mai rassegnata al divario che si apriva tra la realtà e le parole per rappresentarla, il diario di Mary Berg, come quello di Anne Frank, è una testimonianza irrinunciabile del nostro tempo" (quarta di copertina); "Ahimè, i miei cattivi presentimenti prima delle feste erano fondati: ieri, vigilia del Rosh Ha-shanah, i tedeschi hanno convocato i rappresentanti della Comunità con l'ingegnere Czerniakow in testa e hanno chiesto che siano immediatamente consegnati loro cinquemila uomini per i campi di lavoro. La Comunità ha rifiutato di obbedire a quest'ordine. I tedeschi hanno fatto allora irruzione nel ghetto, organizzando un vero e proprio pogrom. La caccia all'uomo è continuata tutta la giornata di ieri e stamattina; si sentiva sparare dappertutto. Mi trovavo per caso in strada quanto è cominciata la razzia. Sono riuscita a rifugiarmi in un portone già affollato di gente, dove ho aspettato due ore. Alle otto e un quarto, riflettendo che mi occorreva mezz'ora per andare a piedi da via Leszno a via Sienna, ho deciso di avviarmi, per arrivare a casa prima del coprifuoco, cioè prima delle nove, ora dopo la quale è vietato circolare nelle strade. All'angolo di via Leszno e Zelazna una massa enorme di gente aspettava, disposta in ranghi davanti all'ufficio del lavoro. Erano quasi tutti giovani dai diciotto ai venticinque anni. La polizia ebriaca era costretta a sorvegliare che nessuno fuggisse. Quei giovani piegavano la testa con aria disperata, come se andassero al macello e in realtà non li aspetta niente di meglio. Le migliaia di uomini che sono stati mandati finora nei campi di lavoro sono svaniti quasi tutti senza lasciare traccia" [dal diario, 23 settembre 1941] (pag 97)]  [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

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