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Aprile 1945: impedita la distruzione del porto di Genova da parte delle forze germaniche PDF Stampa E-mail
MASSOBRIO Alessandro, Storia della Chiesa a Genova. Dalla fine della Repubblica aristocratica ai giorni nostri. DE-FERRARI EDITORE. GENOVA. 1999 pag 217 8°  prefazione, foto illustrazioni; Collana Sestante, Storie, memorie, documenti. Alessandro Massobrio, insegnante e giornalista, vive e lavora a Genova. Ha al suo attivo una 'Storia della Chiesa' pubblicata da Newton Compton e alcuni romanzi. ['Ecco, è proprio nel corso degli ultimi anni di guerra che rifulge in modo tutto particolare l'opera mediatrice e pacificatrice non soltanto del cardinale Boetto ma dell'intera Chiesa genovese. Basti pensare al ruolo (...) svolto dal vicario generale Giuseppe Siri nella smobilitazione delle truppe tedesche da Genova e al sostegno che monsignor Francesco Repetto, segretario del cardinale, prestò agli ebrei cittadini. Sostegno che gli meritò, a conflitto concluso, l'onore di essere annoverato tra i "giusti d'Israele". Quanto a Pietro Boetto, la nomina a "cittadino onorario" che il consiglio comunale all'unanimità gli volle conferire, l'8 dicembre 1945, all'indomani quindi della liberazione, la dice lunga sull'importanza determinante che questo uomo di preghiera ebbe per la salvezza di Genova e di non pochi genovesi. Sventare rappresaglie, liberare vittime, sollevare dalle strettezze economiche e morali i più infelici sembrano infatti , azioni di poco conto se paragonate a quanto l'arcivescovo riuscì ad ottenere, per via diplomatica e con la forza della persuasione, nei giorni immediatamente antecedenti il 25 aprile '45. Data in cui le truppe di occupazione tedesca, prima di abbandonare la città, avevano già stabilito la distruzione del porto e degli impianti industriali ed il cannoneggiamento degli insediamenti civili. Ma a questo punto l'uomo di preghiera lasciò spazio all'uomo di azione. O meglio, trasse dalla preghiera quelle forze, che il solo esercizio della volontà mai avrebbe potuto fornirgli. Già nell'ottobre del '44, il cardinale aveva appreso dalla viva voce del generale Vitulli il pericolo che incombeva su Genova. Quello cioè della distruzione totale da parte dei tedeschi in ritirata. Anzi, lo stesso alto ufficiale aveva invitato l'arcivescovo a indurre la Santa Sede a farsi mediatrice tra le due parti. Boetto si rende subito conto dell'impossibilità di trattare direttamente con Roma e concepisce così insieme con il proprio vicario, monsignor Siri (del cui ruolo nella resa tedesca, ci occuperemo nel prossimo capitolo) un piano d'azione, articolato in momenti diversi. Innanzi tutto, presenta alle autorità germaniche della Liguria, un memoriale redatto dallo stesso Vitulli, ma il tentativo non ottiene alcun successo. Il cardinale viene, infatti, informato dal console germanico aggiunto, Alfredo Schmid, che la distruzione del porto di Genova dipende esclusivamente dal Führer, che si è avocato la decisione finale. Sembrerebbe la fine d'ogni speranza, ma la speranza di chi crede in Cristo è Cristo e dunque Pietro Boetto non si dà per vinto. Oltretutto, numerosi avvicendamenti, nell'ambito della gerarchia militare e diplomatica tedesca, giocano in favore della salvezza della città. Si tratta, per lo più, di alti ufficiali, che nutrono sentimenti non ostili verso l'Italia e gli Italiani, ad incominciare da Wittinghof-Scheel, comandante supremo delle forze di occupazione, per finire al generale Meinhold, comandante della piazza ed al nuovo console generale a Genova, von Etzdorf' (pag 174-175); 'A suo luogo, daremo conto delle polemiche divampate tra curia arcivescovile (il cardinale Siri) ed esponenti della resistenza cittadina (il senatore Paolo Emilio Taviani) sugli inutili spargimenti di sangue che la scelta insurrezionale avrebbe provocato. Certo è che dalla sera del 23 aprile 1945 al 26 successivo, la città è preda di violentissimi scontri a fuoco tra reparti tedeschi e le Sap, le Squadre di Azione Partigiana, il cui scopo è impadronirsi dei punti strategici del territorio metropolitano, prima dell'arrivo degli Americani, che avanzano da La Spezia a marce forzate. (...) La battaglia divampa subito nel cuore della notte del 23, in quattro settori della città: Sestri Ponente, Val Polcevera, Genova Centro, Albaro e Nervi. Quanto al porto, esso è per ora presidiato saldamente dai fascisti della 'Decima Mas'. Ma non è certo per mare che tentano il ripiegamento le colonne tedesche. Il generale Meinhold prova ad utilizzare la strada ferrata, ma i ferrovieri smontano bielle e valvole delle locomotive per impedire anche la trazione a vapore. Quanto alla camionale, è del tutto impraticabile. Le colonne nemiche, bloccate nelle gallerie, tentano inutili sortite. La sera del 24 aprile, la guerriglia in città può ormai dirsi terminata. Dopo i gravi fatti di sangue di piazza De Ferrari, ai Tedeschi restano ancora pochi punti strategici: l'Istituto idrografico della Marina a Principe, via Giordano Bruno in Albaro, lo spiazzo antistante la camionale e monte Moro, dalla cui sommità il generale Meinhold minaccia di bombardare il centro abitato, se le truppe non verranno lasciate uscire, incolumi, dalla città. Ma l'alba del 25 è foriera di importanti novità. Mentre le 'Sap' conquistano piazza Acquaverde, la caserma di Sturla e l'ospedale di Rivarolo, il dottor Romanzi giunge a Savignone, sede del comando tedesco, recando con sé due lettere, una scritta di pugno dal cardinal Boetto, l'altra espressione di un CLN, all'interno del quale la coesione delle varie forze politiche è spesso precaria. Tutto ci lascia infatti credere che sul generale tedesco produca un effetto determinante soprattutto la missiva dell'arcivescovo. Fatto sta che Meinhold decide di recarsi a Genova, accettando come sede della trattativa quella Villa Migone che Boetto ha scelto come residenza provvisoria' (pag 180-181)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
  

Aprile 1945: curia arcivescovile ed esponenti della resistenza cittadina intervengono per impedire la distruzione del porto di Genova
 
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