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M.L. King ha tentato di legare l'oppressione razziale all'oppressione economica PDF Stampa E-mail
MATERASSI Mario, Il re che dio non ha salvato. (King e la protesta nera, ieri e oggi. Un incontro con John A. Williams). IL PONTE, RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA, LA NUOVA ITALIA FIRENZE, N°  3 31 MARZO 1971, pag 350-357. ['Williams (autore del volume 'The King God Did'n Save, New York, McCann, 1970 pag 221, ndr) parla con voce pacata, frenata. Mai l'ho visto gridare - ma basta, sul suo viso mobilissimo, l'arco che prendono le narici, a dare il senso della profondità del suo risentimento. «E c'è dell'altro. C'è la questione della classe. [Marin Luther] King veniva da Atlanta, in Georgia - una delle due città in questo paese (l'altra è Washington) in cui la borghesia nera è più massicciamente bloccata nel suo apprezzamento dei valori d'imprestito della società bianca. In quegli ambienti, più uno è chiaro di pelle più ha successo - anche oggi, negli anni settanta. Il bianco, la mentalità bianca - la mentalità dell'aristocrazia, di sangue come del dollaro - impera. King veniva da questo mondo. Ma io, a parte qualche segno esteriore di benessere - io, vengo dal popolo». Mi guarda fisso, si china in avanti. «Io, e la mia gente - mio padre, i miei figli sene rendano conto o no -, siamo gente dura, grezza, di poco conto - siamo 'niggers'!». (...) «King viveva in un altro mondo». (...) «Per questo», dico, «l'America lo ha sostenuto - almeno fino a un certo punto». «Già. Ma è quel punto, che importa. A un certo punto, King ha cominciato a cambiare. A un certo punto si è messo a andare controcorrente - contro la stessa corrente che aveva contribuito a creare. Perché? Se la mia analisi della strategia, sbagliata, di King fosse errata, perché King verso la fine della sua vita ha cambiato strada? Perché si è messo ad attaccare la guerra del Vietnam? Perché ha tentato di legare l'oppressione razziale all'oppressione economica? Perché ha tentato, come altri prima di lui, e come loro senza successo, di creare un fronte unico di tutti gli oppressi di questo paese - messicani, portoricani, indiani, lavoratori migranti - poveri, in altre parole? lavoratori oppressi? «Ma naturalmente la risposta ce la dà il sistema. Perché il fronte unico non è riuscito a farlo - lo hanno ammazzato prima. Allora vuol dire che qualcosa era cambiato: prima King era, letteralmente il re: la stampa bianca lo aveva creato, lo copriva di onori, professava di venerarlo, lo additava come il capo morale della nazione; lo metteva sulla copertina del "Time" - che per un uomo politico all'opposizione è il bacio della morte. Poi, quando il discorso si è fatto non soltanto più ampio, ma decisamente rivoluzionario, il silenzio, il linciaggio morale, il discredito attraverso gli altri, ossequiosissimi, servitori del padrone: i vari Ralph Bunche, Roy Wilkink, Bayard Rustin eccetera, i quali si sono affrettati a deplorare la piega che King stava tentando di dare al Movimento. Tutto ciò vuol dire che King stava comprendendo che la sua strategia, il suo assunto che bastasse additare all'America bianca l'immoralità del suo atteggiamento perché le cose cambiassero, non aveva funzionato - non poteva funzionare. Perché tutti i discorsi sulla morale, sull'onore, sull'amore, sulla fratellanza, erano tutte cazzate. E quando, dopo dieci anni, ha cominciato a capirlo, ed a tentare di cambiare tattica, lo hanno ammazzato. Come era inevitabile»" (pag 354-355)  [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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