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Nascita di un proletariato urbano. Firenze cittā operaia e industriale (sec. XIV) PDF Stampa E-mail
MENANT François, L'Italia dei comuni (1100-1350). VIELLA. ROMA. 2011 pag 356 8°  introduzione, note, tabelle, cartine, bibliografia, indice nomi e località; traduzione e cura di E. Igor MINEO; Collana La storia. Temi. François Menant, già membro dell'Ècole Normale Supérieure di Parigi. Tra le sue opere 'Lombardia feudale. Studi sull'aristocrazia padana nei secoli X-XIII' (Vita e Pensiero, 1992). ['Giovanni Villani calcola in 30.000 il numero dei fiorentini impiegati nell'industria tessile nel 1338, ossia un terzo della popolazione; i rilievi fiscali confermano questa cifra. Nell'arco delle tre generazioni che hanno visto la trasformazione della città in capitale industriale dell'Europa, redditi e modi di vita subiscono un vero e proprio sconvolgimento. Per la prima volta nella storia occidentale i salariati costituiscono una parte significativa, e forse maggioritaria, della popolazione di una città. È una situazione che si ripete, sia pure a un grado minore, in tutte le città italiane orientate verso le esportazioni. Gli operai della lana costituiscono la grande massa dei salariati fiorentini. Accanto a loro numerose categorie scivolano nella stessa condizione tra gli ultimi decenni del XIII secolo e i primi decenni del XIV. Si tratta soprattutto di lavoratori poco qualificati, ma anche di alcune categorie di maestri artigiani, per esempio quelli che operano nei grandi cantieri edilizi. Ma anche una parte dei capi officina impiegati dai lanaioli sembrano transitare nel corso del XIV secolo dal lavoro a cottimo al lavoro salariato. (...) Charles de La Roncière ha analizzato mirabilmente la nova condizione economica di questi lavoratori urbani. Le fonti a sua disposizione fanno luce sugli operai delle costruzioni e sugli impiegati negli ospedali, e non sugli operai tessili (26), ma le conclusioni cui egli giunge possono essere tranquillamente generalizzate: il livello dei salari permette agli operai celibi di vivere dignitosamente e ai capimastro di provvedere alle proprie famiglie. Ma per un semplice operaio la presenza di una famiglia costituisce la premessa del naufragio economico, almeno quando i bambini sono troppo piccoli per contribuire, con il proprio lavoro, alla sussistenza del gruppo. Comprendiamo allora quanto il lavoro femminile, pur pagato anche due volte meno di quello degli uomini (27), costituisca una fonte vitale di sostentamento, e ancor più per le famiglie operaie che per quelle degli artigiani autonomi.. Le donne lavorano soprattutto nei servizi (domestiche e lavandaie) e nel settore alimentare  (bottegaie e addette alla preparazione dei prodotti). Ma anche alcuni stadi del ciclo tessile sono aperti al lavoro delle donne: la pettinatura e la tessitura, ad esempio, e soprattutto la filatura, grande specialità femminile' (pag 275-276)]  [(25) La Roncière, 'La condition des salariés'; (26) Su questi ultimi vedi Stella, 'La révolte des Ciompi'; (27) Vedi per esempio La Roncière, 'La condition des salariés', p. 340]  [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
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