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Il mito del bravo italiano: mito identitario, autogratificante e autoassolutorio PDF Stampa E-mail
FOCARDI Filippo, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale. EDITORI LATERZA. BARI ROMA. 2018 pag XIX 288 8°  introduzione, note, nota sulle fonti, ringraziamenti, indice nomi; Collana Storia e società. Filippo Focardi è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell'Università di Padova. Si è occupato di memoria del fascismo e della seconda guerra mondiale, di risarcimenti per le vittime del nazismo e della questione della punizione dei criminali di guerra italiani e tedeschi. Ha pubblicato: 'Criminali di guerra in libertà' (Carocci, 2008) e ha curato 'Memoria e rimozione. I crimini di guerra del Giappone e dell'Italia' (con G. Contini e M. Petricioli, Viella 2010). Per in nostri tipi è autore del volume: 'La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi' (2005). ['Che tale mito identitario, autogratificante e autoassolutorio, avesse avuto radici molto solide nell'immediato dopoguerra abbiamo cercato di dimostrarlo attraverso la nostra ricostruzione che ha messo in evidenza una pluralità di matrici allora convergenti: le diverse culture politiche dell'antifascismo unite nell'esaltazione della lotta del popolo italiano contro l'«oppressore tedesco e il traditore fascista»; la galassia della destra anti-antifascista impegnata a tracciare la più netta distinzione possibile fra Hitler e il «buonuomo Mussolini», fra i barbari tedeschi e gli alpini abbandonati sul Don; e poi gli apparati dello Stato coinvolti in pieno nella tragica avventura mussoliniana a fianco del Terzo Reich - in primis, ministero degli Esteri e ministero della Guerra -, solerti nello scaricare sulle spalle dell'ex alleato germanico (oltre che sul duce) il peso quasi esclusivo della responsabilità per la condotta bellica dell'Asse, con i suoi insuccessi e le sue pratiche criminali. Tutti accomunati - antifascisti di governo, anti-antifascisti di opposizione, apparati scarsamente epurati - dall'esigenza di separare le sorti dell'Italia sconfitta ma cobelligerante da quelle della Germania nazista rimasta fino alla fine a fianco del Führer e destinata a un severo castigo da parte dei vincitori. Nella «fase genetica» dell'immediato dopoguerra vi furono però anche altri fattori che contribuirono all'affermazione dell'immagine del «bravo italiano» - indole pacifica, empatia umana con gli oppressi, disponibilità a soccorrerli e ad aiutarli - rispecchiavano le virtù cristiane del «buon samaritano», ricollegandosi dunque a un alveo della cultura cattolica di cui il paese era ancora fortemente permeato (nonostante gli sforzi profusi nel ventennio dalle zelanti gerarchie ecclesiastiche a sostegno delle mire belliche del regime, dall'Etiopia alla Spagna dai Balcani all'Unione Sovietica)' (pag 180-181)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
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