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Una tecnocrazia di orientamento social-riformista tentò la carta della modernizzazione autoritaria PDF Stampa E-mail
VACCARO Rosa, Intervento pubblico e Mezzogiorno. Note per un seminario sul dualismo economico italiano. CEDAM - CASA EDITRICE DOTT. ANTONIO MILANI. PADOVA. 1989 pag 131 8°  prefazione di Ciro MANCA, introduzione, note, tabelle e grafici, bibliografia. ['Francesco Saverio Nitti ebbe un ruolo fondamentale nel difficile periodo compreso tra il primo conflitto mondiale e l'avvento del fascismo. Fu ministro del Tesoro dal novembre 1917 al gennaio 1919 e Primo ministro dal maggio 1919 al giugno 1920 (20). Il suo progetto politico per il dopoguerra prevedeva di arrivare nei tempi più brevi possibili ad un totale smantellamento dell'apparato bellico e di trovare una intesa con le potenze alleate che assicurassero un buon contributo economico alla ripresa del Paese. Sarebbe stato possibile in tal modo avviare un programma di ricostruzione nell'ambito del quale lo Stato avrebbe avuto la funzione di elemento razionalizzatore del processo di sviluppo. In un momento in cui l'Italia e l'intera Europa erano turbati da forti tensioni sociali e da ideologie estremiste, comprese tra la rivoluzione bolscevica e l'espansione nazionalista, il progetto di Nitti non trovò una base sufficientemente solida che ne consentisse la completa attuazione. L'impossibilità di riformare gli equilibri che avevano costituito la base della politica liberale e la successiva occupazione del potere da parte del fascismo segnarono la fine dell'attività pubblica dello statista lucano, che nel 1924 prese la via dell'esilio (21). La sua scomparsa dalla scena politica segnò anche la fine di quel fecondo dibattito di politica economica che sarebbe stato denominato «meridionalismo classico». Una corrente di pensiero caratterizzata da un contenuto prevalentemente critico, infatti, non poteva trovare spazio in un contesto politico privo di libertà di espressione. L'idea di uno stato capace di orientare lo sviluppo in funzione dell'interesse generale e di una politica economica che consentisse di sanare i più gravi squilibri strutturali del paese era tuttavia condivisa da personalità del mondo tecnico e finanziario, come Angelo Omodeo e da alti funzionari pubblici, quali ad esempio Arrigo Serpieri e Alberto Beneduce, che erano stati collaboratori di Nitti e Bonomi negli ultimi governi dell'Italia liberale. Anche l'incapacità delle forze politiche di giungere ad un accordo operativo per attuare un efficace programma di ricostruzione economica, comunque, favorì l'adesione al fascismo di una parte importante dell'intellighenzia tecnica: «Omodeo avrebbe confidato alla Kuliscioff di essere disposto ad appoggiare anche il "governo del diavolo" pur di vedere realizzato il suo progetto elettroirriguo ... idraulici, agronomi e finanzieri si preparavano con realistico agnosticismo politico a tentare la carta della modernizzazione autoritaria» (22). Questa tecnocrazia di chiaro orientamento social-riformista occupò posizioni di primo piano nella politica economica del fascismo ed assicurò la continuità del progetto nittiano tra gli ultimi ministeri dell'Italia liberale ed i primi governi formati da Mussolini' (pag 63-65) [(20) F.S. Nitti nacque a Melfi nel 1868 e morì a Roma nel 1953. Fu intimo amico e discepolo di G. Fortunato. Cominciò la sua attività di pubblicista già nel 1888, ma la sua figura deve essere inserita nell'ambito dell'età giolittiana, periodo nel quale maturano i suoi contributi più originali; (21) Cfr. F. Barbagallo, 'Francesco Saverio Nitti', Torino, 1984; (22) G. Barone, 'Mezzogiorno e modernizzazione', Torino, 1986, p. 99] [La tecnocrazia riformista tra socialdemocrazia e fascismo] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


  

 
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