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Il peso della guerra nell'ascesa delle economie in crescita e nel declino di quelle in rallentamento PDF Stampa E-mail
KINDLEBERGER Charles P., I primi del mondo. L'egemonia economica dalla Venezia del Quattrocento al Giappone di oggi. DONZELLI EDITORE. ROMA. 1999 pag 351 8° (F)  introduzione tabelle grafici bibliografia indice nomi località; traduzione di Maria BAIOCCHI; Collana Saggi. Storia e scienze sociali. ['La guerra sarà il principale argomento del prossimo capitolo, che descrive il passaggio del primato economico da un paese all'altro. Ho già accennato alla teoria, secondo cui la sconfitta potrebbe essere stimolante e anche quella di Organzky e Kuglar, «la teoria della Fenice», sulla ripresa del paese che ha perso dopo dieci-quindici anni dalla sconfitta. Ma ci sono elementi  a favore dell'idea che vede nella guerra una "serra", un acceleratore della crescita o del declino, in quanto accelera l'ascesa delle economie in rapida crescita e il declino di quelle che stanno appassendo o comunque rallentando, indipendentemente dal ruolo di vincitori o vinti. Forse la teoria deriva sostanzialmente dall'esperienza anglo-americana dopo la prima e la seconda guerra mondiale, che accelerarono sia la crescita degli Usa sia il relativo declino della Gran Bretagna. Ma gli esempi potrebbero essere tanti. Venezia declinò nell'ultimo quarto del XVI secolo nonostante la vittoria sui turchi a Lepanto nel 1571. La crescita olandese fu solo blandamente interrotta dall'occupazione francese del 1672 perché il paese (secondo i più) era vicino al suo massimo sviluppo, ma la fine del suo primato come potenza economico-politica si registra poi con la conquista francese del 1793. La guerra esercita forti pressioni sulle risorse. L'esito finale di queste pressioni dipende soprattutto dalla capacità di risposta della società, e in particolare dalle modifiche apportate agli antichi regimi delle foreste, dell'acqua, delle miniere e delle strade, via via che il cambiamento ha luogo (Cipolla). La reazione al disastro, alle epidemie umane e animali, richiedeva a sua volta la coordinazione sociale, di cui l'Europa abbondava, compresi i sussidi pubblici per l'eliminazione e il seppellimento degli animali malati e per mettere in quarantena imbarcazioni e case - tutte cose che richiedevano spese ingenti e che erano praticate nell'Europa medievale, mentre mancavano del tutto nei paesi islamici e in Estremo Oriente, dove in simili tragiche circostanze governi restavano passivi (Jones 1978). La distruzione materiale prodotta dalla guerra è stata diffusamente ritenuta la sua conseguenza economica più grave fino a quando il miracolo post-bellico tedesco e quello giapponese non hanno chiarito che il numero di morti, i danni di guerra e il disordine prodotto erano relativamente poco importanti rispetto alla reattività. La reattività rientra nella categoria dell'innovazione sociale nel modello olandese del Central Planning Bureau. La guerra dei Trent'anni nel Sacro Romano Impero è stata per lungo tempo ritenuta responsabile dell'inversione di rotta del progresso economico dell'Europa centrale, soprattutto per la necessità che ne conseguì di fare affidamento sui mercanti stranieri. Anche a questo proposito alcuni osservatori ritengono che la svalutazione monetaria del tempo sia stata più dannosa della perdita di capitale e di forza lavoro (G. Parker 1984, p. 214; Steinberg 1966, p. 1060)' (pag 52-53)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 
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