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'L'indifferente, il negligente, il suo carattere Ŕ non averne alcuno... ventre del genere umano' PDF Stampa E-mail
DE-SANCTIS Francesco, collaborazione di Giuseppe VILLAROEL, Storia della letteratura italiana. Volume primo. EUROPEAN BOOK. MILANO.  1991 pag 368 8°  nota introduttiva, note, illustrazioni iconografia; Opera completata da numerose note bio-bibliografiche e corredata da due capitoli conclusivi di Giuseppe VILLAROEL. ['Omero trasporta gli Dei in terra e li materializza; Dante trasporta gli uomini nell'altro mondo e li spiritualizza' (pag 143); 'Il suo punto di partenza è l'indifferente, l'anima priva di personalità e di volontà, il negligente. Il carattere qui è non averne alcuno. In questo ventre del genere umano non è peccato né virtù, perché non è forza operante: qui non è ancora inferno, ma il preinferno, il preludio di esso. Ma se, moralmente considerati, i negligenti tengono il più basso grado nella scala de' dannati e paiono a Dante 'sciaurati' più che peccatori, il concetto morale rimane estrinseco alla poesia e non serve che a classificare i dannati. Altri sono i criteri del poeta. La morale pone i negligenti sul limitare dell'inferno; la poesia li pone più giù dell'ultimo scellerato, che Dante stima più di questi mezzi uomini. E la poesia è d'accordo con la tempra energica del gran poeta e de' suoi contemporanei. A questi uomini vestiti d ferro anima e corpo, il dispregio fa trovare a Dante frasi roventi. Sono uomini che 'vissero senza infamia e senza lodo', anzi 'non fur mai vivi'. La loro pena è di essere stimolati continuamente, essi che non sentirono stimolo alcuno nel mondo. La pena è che lacrimano e gettano le alte strida, che fanno tumultuare l'aria 'come la rena quando 'l turbo spira'. A' loro piedi è la loro immagine, il verme. Turba infinita, senza nome: appena accenna ad un solo, e senza nominarlo: 'colui che fece per viltate il gran rifiuto'. Il loro supplizio è la coscienza della loro viltà, il sentirsi dispregiati, cacciati dal cielo e dall'inferno. Ritratto immortale e popolarissimo, di cui alcuni tratti sono rimasti proverbiali. Esseri poetici, appunto perché assolutamente prosaici, la negazione della poesia e della vita; onde nasce il sublime negativo degli ultimi tre versi: "Fama di loro il mondo esser non lassa; / Misericordia e Giustizia gli sdegna; / Non ragioniam di lor, ma guarda e passa' (pag 146)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
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